BUENOS AIRES – La questione della trasmissione della cittadinanza italiana torna al centro del dibattito politico, in un momento cruciale segnato dall’attesa decisione della Corte Costituzionale e dalla presentazione di un nuovo progetto di legge.  

A fare il punto è il deputato Maie (Movimento Associativo Italiani all’Estero) Franco Tirelli, promotore di una proposta normativa che mira a riformare in modo organico l’attuale legislazione sulla cittadinanza, dopo la profonda modifica apportata nel 2025 dal cosiddetto Decreto Tajani. 

Il progetto, spiega Tirelli, è già stato formalmente depositato e ha completato l’iter di redazione legislativa. “Ora passerà in Commissione – afferma – e stiamo lavorando per ottenere il sostegno delle diverse forze politiche all’interno della Camera dei Deputati”.  

Un primo segnale positivo è arrivato dal gruppo parlamentare che, tramite il presidente di blocco Maurizio Lupi (Noi Moderati), ha già garantito la firma e l’appoggio alla proposta. 

L’obiettivo politico è di costruire un ampio consenso su una possibile riforma prima del pronunciamento della Corte Costituzionale, chiamata a esprimersi sulla possibile incostituzionalità dell’attuale legge sulla cittadinanza. “Stiamo cercando di sensibilizzare tutte le forze politiche – sottolinea Tirelli – perché, nel caso in cui la Corte dichiari incostituzionale la normativa vigente, questo progetto possa diventare la base per una nuova legge che risponda ai criteri indicati dalla Corte”. 

Secondo il deputato Maie, la proposta rappresenta un punto di equilibrio tra gli interessi delle istanze in campo: quelle del governo, dell’opposizione e anche delle richieste provenienti dall’Europa. L’idea del Maie è eliminare qualsiasi restrizioni all’accesso diretto iure sanguinis alla cittadinanza per figli e nipoti di italiani e di consentirlo per bisnipoti e generazioni successive con il superamento di un esame di lingua (livello B1), come già avviene per l’acquisizione della cittadinanza per matrimonio.  

Una volta ottenuto il via libera in Commissione, il testo dovrà essere approvato in Aula alla Camera dei Deputati e successivamente tornare al Senato per l’approvazione definitiva, qualora non vengano introdotte modifiche. “La priorità assoluta, in questa fase, è il consenso politico trasversale”, ribadisce Tirelli. 

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i figli minori e le modalità di iscrizione in consolato, tema che ha suscitato forti preoccupazioni tra le comunità italiane all’estero.  

Su questo fronte, Tirelli annuncia un risultato concreto, ottenuto grazie all’azione del Maie e in particolare del senatore Mario Borghese, nominato relatore della legge di Bilancio: un ruolo storico, mai ricoperto prima da un parlamentare eletto all’estero. 

“Grazie a un emendamento presentato dal gruppo Maie – spiega Tirelli – è stata abolita la tassa di 250 euro che doveva essere pagata per l’iscrizione dei figli minori. Un risultato approvato sia al Senato sia alla Camera”. Un passo definito “importantissimo”, che conferma, secondo il deputato, l’impegno del Maie contro l’introduzione di nuove imposte a carico degli italiani all’estero. La tassa, oltretutto, appariva ancora più odiosa, perché veniva interpretata come uno sbarramento basato sul reddito al diritto di cittadinanza.

Resta aperta anche la battaglia per la proroga dei termini. Attualmente, chi ha avuto figli nati prima del 25 maggio 2025 ha tempo fino al 31 maggio 2026 per registrarli. Il Maie sta lavorando per estendere questa scadenza di ulteriori due anni, fino al 31 maggio 2028.

Inoltre, un altro risultato ottenuto in legge di Bilancio riguarda l’allungamento da uno a tre anni del termine per registrare i figli nati dopo il 25 maggio 2025. 

Sul fronte giudiziario, infine, l’attenzione è tutta rivolta alla Corte Costituzionale. “L’11 marzo si terrà la prima udienza – annuncia Tirelli – e il verdetto è atteso indicativamente per il mese di aprile”.  

La Corte esaminerà sia il tema della retroattività generale del decreto Tajani, sollevato dal Tribunale di Torino – aspetto che ha bloccato pratiche per le quali era già stata consegnata nei consolati la documentazione necessaria – sia quello dei minori, oggetto di una recente pronuncia del Tribunale di Mantova, già trasmessa alla Consulta. Il caso di Mantova riguarda un minore a cui il Comune di Canneto sull’Oglio ha rifiutato la registrazione, nonostante il procedimento fosse iniziato prima della modifica della legge. 

Il fatto che il trattamento dei due casi sia stato unificato dalla Corte Costituzionale è il segnale della volontà di dare una risposta unitaria e non frammentata sul tema. 

“Resta ora da chiarire se la Corte dichiarerà l’incostituzionalità dell’intera legge o solo di alcune sue parti, e quali indicazioni fornirà ai legislatori”, spiega Tirelli.  

La decisione cambierà radicalmente il quadro normativo e potrebbe aprire la strada a una nuova riforma della cittadinanza italiana, con effetti diretti su milioni di italiani all’estero e loro discendenti.