In arrivo su Il Globo Tv, in streaming su Rai Italia, Uno sbirro in Appennino, la nuova fiction diretta da Renato De Maria che segna il ritorno di Claudio Bisio sul servizio pubblico. L’attore veste i panni del commissario Vasco Benassi, un investigatore brillante ma istintivo, sospeso tra metodo e improvvisazione, tra intuito e rispetto delle regole. Un personaggio sfaccettato, quasi “doppio” come lo definisce lo stesso Bisio, capace di risolvere anche i casi più intricati affidandosi più all’osservazione diretta e alle chiacchiere da bar che agli strumenti digitali. Sullo sfondo, un Appennino che non è solo ambientazione ma diventa parte integrante del racconto, contribuendo a definire atmosfere, ritmi e relazioni. Per Bisio si tratta dell’ennesima esperienza in divisa, ma questa volta il personaggio sembra offrirgli una nuova occasione per esplorare sfumature più intime e contraddittorie. Non manca, tuttavia, una certa distanza tra l’attore e il suo alter ego televisivo, soprattutto su temi sociali e politici, sui quali Bisio ha ammesso di avere una visione più liberale rispetto a quella del suo commissario. Entrando nel cuore del personaggio, Bisio descrive il suo Vasco Benassi come “un po’ boomer e un po’ antico”, sottolineando come proprio queste caratteristiche contribuiscano a renderlo originale. Il confronto con i grandi commissari della tradizione Rai è inevitabile, ma l’attore rivendica con convinzione l’unicità della serie, che nasce da una storia originale e non dall’adattamento di romanzi di successo. Un elemento che, secondo Bisio, rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità: costruire un personaggio da zero, senza un immaginario già consolidato, ma con la libertà di definirne ogni aspetto. Ampio spazio nella narrazione è dedicato anche al rapporto tra Benassi e la giovane collega Amaranta, interpretata da Chiara Celotto. Una relazione che assume spesso i contorni di un legame padre-figlia, fatto di affetto, scontri e incomprensioni. Tra i due si sviluppa una dinamica complessa, che alterna momenti di complicità a tensioni legate alle differenze generazionali e di vedute. Non mancano neppure scene più leggere, come quelle in cui i due si cimentano nel karate, disciplina che Bisio pratica realmente e che contribuisce ad arricchire il personaggio. “È un personaggio doppio,” spiega l’attore, “perché è istintivo ma anche estremamente professionale. Viene descritto come un grande risolutore di casi complicati, ma utilizza un metodo tutto suo, molto personale. È uno che crede che le indagini fatte al bar possano valere più di quelle sul web.” Accanto a lui c’è infatti il giovane poliziotto Fosco, interpretato da Michele Savoia, esperto di tecnologia e strumenti digitali. Eppure, nonostante il supporto delle nuove tecnologie, spesso è proprio Benassi ad arrivare per primo alla soluzione, grazie alla sua capacità di leggere le persone e di porre le domande giuste. Una contrapposizione che riflette il dialogo tra passato e presente, tra esperienza e innovazione. Inevitabile, come detto, il confronto con i grandi commissari della fiction italiana. “Un po’ di peso lo sento,” ammette Bisio, “perché la tradizione è importante. Però personaggi come Montalbano o Schiavone nascono da romanzi molto famosi, mentre il nostro è completamente originale. Questo ci dà una libertà diversa.” Una consapevolezza che si traduce in un approccio più personale e meno vincolato a modelli preesistenti. Il rapporto con Amaranta rappresenta uno dei nuclei emotivi della serie. “C’è un legame molto forte,” racconta Bisio. “Lui è un poliziotto anche rigido, soprattutto su certi temi. Quando pensa che lei possa aver fumato una canna reagisce in modo molto duro, quasi esagerato.” Una reazione che evidenzia il lato più conservatore del commissario, in contrasto con una realtà contemporanea più fluida. Amaranta, dal canto suo, si difende sostenendo che si trattava di una copertura per un’indagine. Ne nasce un confronto acceso ma anche profondamente umano, che contribuisce a rendere il loro rapporto autentico e credibile.

Proprio su questo episodio, Bisio esclude possibili polemiche: “Qui siamo quasi all’opposto rispetto ad altri personaggi. Anche solo il sospetto diventa una tragedia. È una posizione molto netta, forse persino eccessiva.” Un approccio che distingue la serie da altre produzioni recenti e che riflette una precisa scelta narrativa. Non manca, infine, uno sguardo sull’attualità. Bisio, che in carriera ha già interpretato diversi ruoli in divisa, offre una riflessione personale sui temi della sicurezza e della violenza giovanile. “È una questione complessa,” afferma. “La legalità è fondamentale e va rispettata, ma non credo che misure come i fermi preventivi siano la soluzione. Mi sembrano strumenti poco efficaci.” L’attore si definisce apertamente non violento e sottolinea come la violenza, in tutte le sue forme, gli provochi un vero e proprio disagio fisico. Un discorso che si collega anche alla pratica del karate, presente nella serie e nella vita dell’attore. “Il karate è una disciplina non violenta,” spiega. “Può sembrare un paradosso, ma si basa sull’autodifesa e sul controllo. Il mio maestro insegnava a fermarsi prima di colpire, a usare l’energia dell’altro per neutralizzarlo. È una filosofia, più che un combattimento.” Un principio che, in fondo, sembra riflettersi anche nel modo di agire del commissario Benassi: diretto, istintivo, ma sempre guidato da un forte senso etico.