PARIGI - Il vertice della Coalizione dei Volenterosi, ospitato all’Eliseo, segna un punto di svolta nelle strategie di difesa del continente. Quasi quattro anni dopo l’inizio dell’invasione russa, i leader di circa 30 Paesi, insieme al Segretario Generale della Nato Mark Rutte, si sono riuniti per definire i contorni di una “pace giusta e duratura” e, soprattutto, per pianificare la sicurezza dell’Ucraina nel “giorno dopo”. 

Il documento finale prodotto a Parigi ufficializza la creazione di una “Forza Multinazionale per l’Ucraina”. Questa missione, composta dai contributi degli Stati della Coalizione dei Volenterosi, avrà il compito di sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e garantire una deterrenza credibile contro futuri attacchi di Vladimir Putin. 

La pianificazione militare prevede misure di rassicurazione in aria, in mare e a terra, oltre alla rigenerazione delle capacità belliche di Kiev. Tali misure saranno attuate rigorosamente su richiesta dell’Ucraina una volta avvenuta una cessazione delle ostilità. Il meccanismo sarà a guida europea, ma con il coinvolgimento di partner internazionali e il supporto strategico proposto dagli Stati Uniti. 

Parigi e Londra guidano il fronte dei Paesi pronti a inviare truppe. Il presidente Emmanuel Macron ha definito questa come una “giornata storica”, confermando che la Francia è pronta a dispiegare “diverse migliaia di uomini” nell’ambito di operazioni esterne. “Non si tratta di forze da combattimento – ha precisato Macron alla tv France 2 – bensì di una forza di rassicurazione” per stabilizzare la pace. 

Gli ha fatto eco il primo ministro britannico Keir Starmer, annunciando che Regno Unito e Francia creeranno degli hub militari in Ucraina. La dichiarazione d’intenti firmata con Zelensky crea il contesto legale affinché le forze partner possano operare sul suolo ucraino, garantendo la sicurezza del terreno, dello spazio aereo e marittimo. “È un impegno vitale per rimanere a fianco dell’Ucraina a lungo termine”, ha ribadito Starmer. 

Una delle novità più rilevanti riguarda la posizione di Berlino. Il cancelliere Friedrich Merz ha aperto alla possibilità di un contributo militare diretto: “La Germania si impegnerà politicamente, finanziariamente e militarmente. Questo potrebbe significare la disponibilità di forze armate tedesche sul territorio ucraino per garantire la pace”. Merz ha precisato che, sebbene la decisione finale spetti al Bundestag, al momento il Governo federale “non esclude nulla”. 

La posizione dell’Italia, rappresentata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, resta coerente con la linea della prudenza operativa. In una nota di Palazzo Chigi, Meloni ha ribadito il pieno sostegno alla sicurezza di Kiev, ma ha posto un punto fermo: l’esclusione categorica dell’impiego di truppe italiane sul terreno. 

L’Italia ha invece rivendicato un ruolo propositivo nell’affinamento delle garanzie di sicurezza, ispirate all’Articolo 5 della Nato, per assicurare la sovranità ucraina attraverso un articolato meccanismo di monitoraggio e un rafforzamento delle difese locali, sempre in stretto raccordo con Washington. 

Il vertice ha visto una forte “riconvergenza” tra Europa e Stati Uniti, rappresentati dagli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Witkoff ha espresso determinazione nel raggiungere una pace che “una volta finita, sia finita per sempre”, confermando l’importanza dei nuovi protocolli di sicurezza. 

I negoziati si sono intanto ristretti da un piano iniziale di ventotto punti a un documento di venti, sebbene rimangano nodi irrisolti, a cominciare dal destino del Donbass. Mentre Zelensky preme per la presenza fisica di truppe straniere come garanzia definitiva, ipotesi su cui Mosca continua a porre un netto rifiuto, il leader ucraino ha ringraziato Macron per la leadership, ribadendo che ogni passo diplomatico deve essere accompagnato da assistenza concreta, specialmente nel rafforzamento della difesa aerea per proteggere le infrastrutture critiche dagli attacchi russi che non accennano a fermarsi.