CANBERRA - La ricucitura tra Liberali e Nazionali resta sospesa, mentre i leader Sussan Ley e David Littleproud rimangono impegnati in nuovi colloqui senza riuscire a trovare un accordo definitivo.
I due sono tornati a incontrarsi ieri pomeriggio per provare a riunire formalmente la Coalizione, ma le trattative continuano e la distanza su alcuni punti chiave non è stata colmata.
Ley, leader dell’opposizione, ha detto di essere fiduciosa che l’intesa possa arrivare entro pochi giorni. Nel Partito nazionale, però, la linea è più prudente. Il deputato Darren Chester ha dichiarato che non bisogna correre solo per chiudere la partita in fretta. “Una lettera di risposta è stata inviata dal Partito nazionale al Partito Liberale in buona fede - ha detto -. Sono conversazioni costruttive e in corso e dobbiamo prenderci il tempo necessario per fare bene il reset”.
Uno dei temi più sensibili è la disciplina del frontbench, con l’obbligo di votare compatti sulle posizioni concordate. Ley avrebbe chiesto che tre esponenti dei Nazionali, che avevano votato contro il partito sulle leggi sull’incitamento all’odio, restino esclusi dal gabinetto ombra per sei mesi. Per i Nazionali la richiesta è un punto di frizione: accettare una punizione formale rischia di trasformare la riunificazione in una resa politica.
Ley ha ribadito che la Coalizione può essere ricostituita già questa settimana, a patto che le condizioni siano sostenute dalla maggioranza del suo gruppo parlamentare. Ha anche lasciato aperta la possibilità di ammorbidire alcune richieste, pur senza entrare nei dettagli.
Chester ha insistito su un altro aspetto: costruire regole che evitino nuove rotture. “Dobbiamo assicurarci che i nostri sistemi siano più robusti per reggere i tentativi di dividerci del primo ministro”, ha detto, sostenendo che la Coalizione debba imparare dagli errori recenti.
La finestra politica rimane stretta. I Nazionali hanno tempo fino a lunedì per rientrare nella Coalizione prima che Ley renda permanente uno shadow cabinet composto solo da Liberali. Secondo diversi insider, una scelta del genere renderebbe più difficile tornare indietro e consoliderebbe la separazione.
Nel frattempo cresce l’ansia elettorale. Un sondaggio Redbridge Group/Accent Research indica One Nation al 26% e l’ex Coalizione al 19% del voto primario. Il direttore di Redbridge Kos Samaras sostiene che parte dell’elettorato conservatore e operaio si stia spostando verso Pauline Hanson per disillusione e “rivalsa culturale e politica”.
Anche Barnaby Joyce, ex Nazionale passato a One Nation, ha rivendicato un ruolo nel rendere più “normale” dichiararsi elettori Hanson. Littleproud ha minimizzato il rischio, ma la pressione resta: senza una Coalizione stabile, la concorrenza a destra diventa più pericolosa.