SYDNEY - La crisi dei carburanti inizia a farsi concreta nel New South Wales.

Nonostante le rassicurazioni del governo sulla solidità delle scorte, almeno 42 distributori risultano già senza benzina, mentre quasi il doppio segnala carenze di nafta. In alcune aree, come Baulkham Hills, le pompe sono completamente vuote.

Gli automobilisti si trovano costretti a lasciare le stazioni senza rifornimento. “Speravo almeno di riuscire a fare un po’ di benzina”, ha raccontato un conducente a 9News. Un altro ha descritto la situazione come fuori controllo: “Cartelli di ‘fuori servizio’ ovunque”.

Il primo ministro Anthony Albanese ha invitato alla moderazione, sottolineando che il problema è legato a un aumento improvviso della domanda più che a un’interruzione delle forniture. “Non fate scorte inutili. Prendete solo il carburante necessario”, ha detto, aggiungendo che tutte le navi previste sono regolarmente arrivate.

Anche il premier del New South Wales, Chris Minns, ha chiesto calma, pur riconoscendo che l’evoluzione del conflitto nel Golfo Persico mantiene alta l’incertezza. Secondo Minns, evitare il panico consente alle autorità di guadagnare tempo per gestire eventuali sviluppi.

Nel frattempo, l’aumento dei prezzi spinge molti australiani a cercare alternative. Cresce l’interesse per il trasporto pubblico e per le auto elettriche, con un incremento delle ricerche online su modelli di marchi come Tesla e BYD.

Sulle strade, però, la tensione è evidente. I gestori delle stazioni di servizio segnalano un aumento degli episodi di aggressività nei confronti del personale. “Riceviamo numerose segnalazioni di dipendenti insultati o trattati male”, ha dichiarato Peter Jones della Motor Trades Association.

Jones ha ricordato che gli addetti non hanno alcun controllo sui prezzi. “Non sono loro a decidere i costi. Sono quelli che servono clienti frustrati”, ha spiegato. Nelle aree rurali, dove le scorte sono più limitate, la situazione è ancora più delicata.

I piccoli distributori indipendenti, ha aggiunto, operano con margini minimi e stanno semplicemente trasferendo ai clienti l’aumento dei costi all’ingrosso. Ciò che molti percepiscono come rincari eccessivi è, in realtà, l’effetto diretto delle tensioni sui mercati internazionali.

Per ora, il governo insiste: niente carenze strutturali, ma un picco di domanda. Tuttavia, con le pompe che iniziano a svuotarsi, il messaggio fatica a convincere gli australiani.