ERBIL – Un drone ha colpito la base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove è schierato il contingente italiano della missione internazionale contro l’Isis. Si tratterebbe di un drone Shahed, modello di fabbricazione iraniana. 

“Il personale sta bene, era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione e stanno tutti quanti bene”, ha spiegato a Sky Tg24 il colonnello Stefano Pizzotti, comandante della base. 

L’allarme è scattato intorno alle 20.30 e, seguendo le procedure di sicurezza, il personale si è messo immediatamente al riparo. “Poco prima dell’1, ora locale, c’è stata una minaccia aerea”, ha aggiunto Pizzotti. L’allerta è poi rientrata e gli artificieri della Coalizione stanno mettendo in sicurezza l’area. 

La base italiana, chiamata Camp Singara, ospita circa 300 militari e da oltre quattordici anni coordina l’addestramento dei peshmerga, le forze armate del Kurdistan iracheno, nell’ambito dell’operazione internazionale contro l’Isis denominata “Prima Parthica”. 

La missione italiana si occupa soprattutto della formazione delle forze curde, con corsi che spaziano dal combattimento urbano e montano alla gestione delle sommosse e all’addestramento dei tiratori scelti. Nel 2025 sono stati addestrati oltre 1.200 militari locali. 

Nel contingente italiano è presente anche il Task Group Griffon, composto da circa 60 militari e da alcuni elicotteri utilizzati per il trasporto di personale e materiali tra le diverse basi della coalizione nel nord dell’Iraq. 

L’obiettivo della missione resta quello di rafforzare le capacità delle forze locali e rendere progressivamente autonomo il Kurdistan iracheno nella lotta contro l’Isis. 

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che la struttura è un obiettivo sensibile. “Assolutamente sì, quella è una base della Nato e anche americana”, ha detto al Tg1 rispondendo a una domanda sulla natura dell’attacco. 

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, sopra la città di Erbil sono state udite anche altre due esplosioni mentre i sistemi di difesa aerea intercettavano droni in volo sopra il capoluogo della regione autonoma curda, dove sono presenti diverse strutture militari e diplomatiche statunitensi. 

Oltre alle attività militari, il contingente è impegnato anche in progetti di cooperazione civile, tra cui la consegna di farmaci e materiali sanitari agli ospedali e ai centri di primo soccorso della regione.