WASHINGTON – Gli Stati Uniti hanno superato un’altra linea rossa nel conflitto con l’Iran, colpendo 90 obiettivi militari sull’isola di Kharg, cuore dell’export energetico di Teheran. Secondo alcuni analisti, oltre a Kharg, ci sono altre isole strategiche per il controllo sullo Stretto di Hormuz che potrebbero finire nel mirino degli americani: in particolare Abu Musa, oltre a Qeshm e Hormuz Island.

Indubbiamente Kharg è quella più vitale per il regime degli Ayatollah. Situata a nord dello Stretto di Hormuz, è una striscia di terra arida e cespugliosa grande circa come Brescia. Ospita il più grande terminale di esportazione di petrolio greggio dell’Iran, gestendo circa il 90% delle esportazioni del Paese, secondo un recente rapporto della banca americana JP Morgan.

La piccola isola ha conosciuto un rapido sviluppo durante il boom petrolifero iraniano degli anni ‘60 e ‘70, poiché gran parte della costa della terraferma, a 24 km di distanza, è troppo poco profonda per accogliere le superpetroliere. Proprio da Kharg, Teheran esporta il petrolio destinato in gran parte alla Cina. Le infrastrutture dell’isola sono considerate vitali per l’economia del Paese.

Già durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), un rapporto della CIA sottolineava che il funzionamento continuo degli impianti di Kharg era “essenziale alla prosperità economica dell’Iran”. L’importanza strategica resta intatta anche oggi. L’eventuale danneggiamento delle sue infrastrutture petrolifere potrebbe provocare un forte aumento dei prezzi del petrolio e tensioni con la Cina, motivo per cui gli Usa non le hanno colpite, come confermato dal presidente Donald Trump. 

L’isola di Kharg non è solo una risorsa economica ma occupa un’importante posizione militare. L’accesso all’isola è strettamente limitato e sorvegliato dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Ircg). La Marina mantiene una presenza sull’isola, inclusa la 112esima brigata Zolfaghar.