L’AQUILA - Le commemorazioni per il diciassettesimo anniversario del sisma che nel 2009 colpì l’Abruzzo si sono svolte all’Aquila, nella notte tra il 5 e il 6 aprile. 

La scossa di magnitudo 6,3 della scala Richter si verificò alle 3:32, e il bilancio finale fu di 309 morti e 1.500 feriti. Circa 70.000 persone lasciarono le proprie case, trovando ospitalità nelle strutture ricettive della costa di Teramo e Pescara.  

I danni a edifici pubblici e privati furono stimati in 10 miliardi di euro, con 57 comuni del cosiddetto “cratere” (anche delle province di Teramo e Pescara) risultati danneggiati, per una superficie pari al 22 per cento della regione Abruzzo.  

Tra i luoghi simbolo del sisma, la Casa dello Studente in via XX Settembre, dove persero la vita otto studenti universitari, e la frazione di Onna, rasa al suolo con 40 morti.  

“Il 6 aprile resta una ferita aperta nel cuore del nostro Paese. Oggi ricordiamo commossi le 309 persone la cui vita fu spezzata dalla violenza del terremoto che nel 2009 colpì l’Abruzzo”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. 

Il titolare del Viminale ha aggiunto che il suo pensiero va anche ai feriti e a chi ha affrontato il dolore e la devastazione, e ha rinnovato gratitudine alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, ai militari, ai volontari della protezione civile e a tutti i soccorritori. 

“Una cicatrice indelebile. Il ricordo delle 309 vittime. Il Presidente Berlusconi e il suo lavoro incessante per le famiglie delle vittime e per ridare una casa a chi aveva perso tutto. Il terremoto dell’Aquila ha segnato profondamente la mia vita politica e oggi come 17 anni fa, fa male il cuore”, ha scritto su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha affermato che quella ferita non si rimargina, “ma non per questo rende incapaci di vivere il presente e immaginare il futuro”. Il primo cittadino ha richiamato la necessità di costruire “una città sicura, una città inclusiva, una città accogliente, una città dei servizi”, pensando soprattutto ai giovani. 

La mattinata del 6 aprile si è aperta con la deposizione di fiori all’angelo di legno davanti alla Casa dello Studente, luogo simbolo della tragedia. Due dipendenti degli uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere hanno deposto i fiori in ricordo di Antonietta Centofanti. 

La notte del ricordo si è svolta senza il tradizionale corteo. I cittadini si sono raccolti all’Emiciclo, dove i Solisti Aquilani hanno eseguito un repertorio con Haendel, Vivaldi e Bach. Al centro della cerimonia un telo con i nomi delle vittime stampati in rosso e uno striscione dei familiari con la scritta “Per loro. Per tutti i familiari delle vittime. L’Aquila 6 aprile 2009”. 

La commemorazione è proseguita al Parco della Memoria, dove i Red Blue Eagles hanno affisso uno striscione in ricordo delle vittime. Il braciere è stato acceso dal funzionario comunale Daniele Ciuffetelli, in rappresentanza dei dipendenti comunali. 

A nome dei familiari è intervenuto Vincenzo Vittorini, che ha ricordato “la notte più lunga per gli aquilani” e ha sottolineato l’importanza della memoria condivisa. “Abbiamo scelto di non sfilare, ma di ritrovarci”, ha spiegato. Vittorini ha citato José Saramago: “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo”, e ha lanciato un appello ai più giovani affinché diventino “sentinelle della memoria”. 

La cerimonia si è conclusa con la lettura dei 309 nomi e con la deposizione dei fiori sulla fontana monumentale. Sui social il sindaco Biondi ha scritto: “Onoriamo la nostra notte più lunga, la luce fa sperare. Onoriamo il dolore, attraversiamo il buio, camminiamo nel silenzio verso il giorno”.