COMODORO RIVADAVIA – La terra continua a muoversi a Comodoro Rivadavia, dopo la megafrana di domenica 18 gennaio, che ha comportato l’evacuazione di circa 300 persone e l’interruzione dei servizi di gas, elettricità e acqua nelle zone colpite dal fenomeno.

Rubén Zárate, presidente di Comodoro Conocimiento y Desarrollo (un’agenzia per lo sviluppo sostenibile e l’innovazione tecnologica) fa il punto della situazione per Il Globo.

“Va premesso che una parte importante della città è stata costruita su un sistema di rilievi a rischio geologico - spiega -. Domenica la frana si è verificata sul Cerro Hermitte, con un fronte lungo 3 kilometri”.

Nei quartieri colpiti sono state distrutte o danneggiate abitazioni, infrastrutture e strade.

“I servizi di gas, elettricità ed erogazione dell’acqua sono stati immediatamente interrotti, come pure la circolazione stradale, per evitare disastri ulteriori - dice Zárate -. Possiamo immaginare cosa sarebbe successo in caso di fuga di gas da una tubatura danneggiata. Perdite di acqua, invece, avrebbero peggiorato la situazione geologica, perché la terra in movimento è prevalentemente argillosa”. L’acqua avrebbe aumentato l’effetto di scivolamento.

Non ci sono stati morti né feriti. “Il piano di evacuazione della municipalità, predisposto ai primi segnali di pericolo, ha funzionato perfettamente - afferma Zárate -. Le istruzioni sono state chiare, i punti di ritrovo sicuri, tre in tutto, ben segnalati. Qui gli sfollati hanno trovato cibo, vestiti puliti, materiali per l’igiene personale, assistenza medica e invio di farmaci per chi stesse seguendo eventuali terapie”.

Sono 260 le persone che non sono ancora riuscite a tornare a casa e dovranno restare nei rifugi fino a che il rischio geologico non sarà diminuito. “La polizia ha cordonato le zone interessate e le controlla con agenti sul posto – spiega –. Anche per evitare furti e occupazioni degli alloggi vuoti”.

I quartieri più colpiti sono Marquesado, Los Tilos e Sismógrafica - dice l’esperto -. A essi si è aggiunto Médanos, una zona residenziale di lusso, ai piedi della montagna, ai cui abitanti oggi è stata proposta un’autoevacuazione preventiva, ossia un abbandono in autonomia delle abitazioni, prima che la situazione degeneri in emergenza.

Marquesado è un quartiere di classe media e medio-alta, Los Tilos si caratterizza per la presenza di classe media e operaia. Infine Sismográfica ha la composizione più complessa.

“È un quartiere storico, nato negli anni ’20 intorno a uno stabilimento dell’Ypf ed era abitato dai lavoratori dell’impresa - racconta Zárate -. Oggi i residenti sono di classe media, a cui si aggiunge la presenza di settori vulnerabili”. Insomma, non è possibile collegare le zone colpite dalla frana a uno specifico gruppo sociale.

“Nel quartiere Sismógrafica - aggiunge Zárate - il club Santa Lucía, un centro sportivo molto noto in città, con campi da gioco, piscina e altre installazioni sportive, ha riportato danni enormi. Il campo di calcio è distrutto”.

Le ragioni dell’efficienza delle operazioni di evacuazione vanno cercate in una sinergia virtuosa tra autorità municipali, Conicet (il Consiglio nazionale per la ricerca), Università della Patagonia San Giovanni Bosco e il Servizio geologico e minerario argentino (Segemar, un’agenzia statale) che hanno permesso di dare rapidamente l’allarme e coordinare le azioni di soccorso.

E il futuro? Comodoro Rivadavia è una città mineraria, la cui urbanizzazione è stata legata allo sviluppo del settore degli idrocarburi, a partire dal 1905.

“I quartieri sorgevano intorno alle diverse imprese e stabilimenti, per dare alloggio ai lavoratori - afferma Zárate -. Una vera e propria politica di pianificazione urbanistica è iniziata solo negli anni ’80, con il ritorno della democrazia”. Nel quartiere Sismográfica è stato possibile convincere varie famiglie a lasciare le proprie case, per ricollocarsi in zone più sicure individuate dalla Municipalità.

Tuttavia, il 30 per cento della città sorge su aree a rischio e la strada più percorribile è la prevenzione secondaria.

“Oggi disponiamo di tecniche di costruzione antisismiche e metodi di individuazione precoce dei segnali d’allarme – conclude Zárate –. L’ultimo episodio grave di movimento di terra risale al 1969. Ma qui a Comodoro Rivadavia siamo abituati a vivere ogni giorno su una polveriera”.