ROMA – Crescita economica e sicurezza saranno i due grandi assi dell’azione di governo nel 2026. Lo ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno, slittata anche questa volta ai primi giorni di gennaio, durante la quale ha risposto a circa quaranta domande dei giornalisti per quasi tre ore, spaziando dalle crisi internazionali ai dossier economici, dai rapporti interni alla maggioranza alle riforme istituzionali.
Sollecitata anche su un suo possibile futuro al Quirinale, Meloni ha escluso qualsiasi ambizione in tal senso. “Mi basta e mi appassiona quello che sto facendo. Se lo farò ancora dipenderà dal voto degli italiani”, ha detto, spiegando di non voler “salire di livello”. “Mi faccio bastare il livello mio”, ha aggiunto, scherzando poi sull’ipotesi di “andare a lavorare con Fiorello”.
La premier ha rivendicato rapporti “ottimi” con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non siamo sempre d’accordo, lo ha detto anche lui, ma quando si tratta di difendere l’interesse nazionale il presidente c’è”, ha affermato, sottolineando che con il Colle “cerchiamo sempre soluzioni e le abbiamo sempre trovate”.
Sul fronte interno, Meloni ha insistito molto sul tema della sicurezza. “Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura”, ha detto, lamentando che “spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”. A suo giudizio, alcune decisioni della magistratura “mettono a rischio la sicurezza” e su questo, ha affermato, “bisogna chiedere conto”.
Pur rivendicando il lavoro svolto dall’esecutivo, la premier ha ammesso che i risultati “non sono sufficienti”. “Gli anni di lassismo non sono facili da cancellare - ha spiegato - questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più”. In particolare, ha annunciato un nuovo provvedimento contro la violenza minorile e il fenomeno delle baby gang e dei cosiddetti “maranza”.
Sulla giustizia, Meloni ha confermato che la data del referendum sarà fissata dal Consiglio dei ministri entro il 17 gennaio, indicando come “più probabile” il 22 e 23 marzo. Quanto alla riforma della legge elettorale, ha parlato di interlocuzioni in corso con le opposizioni a livello parlamentare, auspicando un confronto senza “chiusure pregiudiziali”, ma avvertendo che, in caso contrario, “deciderà il Parlamento a maggioranza”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla politica estera. Meloni ha detto di non credere all’ipotesi di un’azione militare degli Stati Uniti sulla Groenlandia, che “non converrebbe a nessuno”, annunciando che il ministero degli Esteri presenterà entro fine mese una strategia italiana sull’Artico. Con Donald Trump, ha spiegato, “su tante cose non sono d’accordo” e quando accade “glielo dico”, ribadendo però che le direttrici della politica estera italiana restano l’Unione Europea e la Nato.
Sull’Ucraina, la premier ha escluso l’invio di soldati italiani, sostenendo che la vera garanzia di pace resta l’articolo 5 della Nato, la clausola di difesa collettiva dell’Alleanza atlantica. Ha respinto l’idea di un veto russo evocata dal vicepremier Matteo Salvini, definendola “una lettura un po’ di parte”, e ha sottolineato che il dibattito nella maggioranza non rappresenta un rischio.
“La maggioranza è solida, ma non siamo una caserma”, ha detto, aggiungendo di essere “fiera dei vicepremier”.
Sul Medio Oriente, Meloni ha assicurato che la crisi “non è sparita dai radar” e ha annunciato che l’Italia sarà il primo Paese Ue a contribuire alla sicurezza nella Striscia di Gaza, con i carabinieri pronti a formare le forze di sicurezza palestinesi.
Rispondendo sul caso del cooperante Alberto Trentini, detenuto in Venezuela, la premier ha affermato che il governo se ne occupa “quotidianamente da 400 giorni”, mobilitando canali politici, diplomatici e di intelligence. “Non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”, ha detto, definendo “molto doloroso” non poter dare risposte nei tempi desiderati.
Ha poi espresso fiducia nei segnali di distensione provenienti dal Venezuela. Sulla strage di Crans-Montana, Meloni ha assicurato che l’Avvocatura dello Stato segue le indagini con le autorità svizzere e italiane e che le famiglie “non saranno lasciate sole”. “Non è una disgrazia – ha sottolineato – le responsabilità devono essere individuate e perseguite”.
In campo economico, la premier ha evidenziato la revisione al rialzo delle stime di crescita del 2023, passate dallo 0,7 all’1 per cento, dicendosi fiduciosa che possa accadere lo stesso per il 2024 e il 2025. Le priorità, secondo Meloni, sono sostenere l’occupazione, abbassare i prezzi dell’energia e incentivare gli investimenti. Ha respinto le accuse di aumento delle tasse, sostenendo che il governo ha destinato “miliardi e miliardi” alla loro riduzione.
Meloni ha annunciato l’imminente presentazione del piano casa, un progetto che punta a mettere a disposizione cento mila nuove abitazioni a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, al netto dell’edilizia popolare.
Infine, sull’ex Ilva ha garantito che il governo “non avallerà proposte predatorie”, mentre sul recente risiko bancario ha negato interferenze, definendo “dinamiche di mercato” le operazioni in corso e dicendosi non preoccupata per l’inchiesta su Mps. “Non escludiamo di cedere il 5 per cento delle quote - ha concluso - ma non c’è fretta”.