BRUXELLES - Si apre a Bruxelles un Consiglio Europeo caratterizzato da un’agenda particolarmente densa e da dossier complessi ma che, secondo le previsioni e le valutazioni di una fonte diplomatica europea, si preannuncia come un summit “particolare” e interlocutorio.
Nonostante la gravità dei temi sul tavolo, dai Ventisette non ci si attende infatti “alcuna decisione” immediata, bensì un lavoro strategico mirato ad “aprire la strada” a future intese.
Contrariamente alle consuetudini e alle preferenze del neopresidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, i lavori si svilupperanno su due giornate anziché una, preceduti come di consueto dai vertici delle famiglie politiche (Ppe, Pse, Renew e i Patrioti riuniti nella sede del Vlaams Belang).
I lavori del summit prendono il via alla presenza della presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola per affrontare il tema della competitività. I leader analizzeranno l’attuazione dell’agenda “un’Europa, un mercato” definita dopo il vertice di Alden-Biesen, prendendo atto del compromesso raggiunto in Consiglio sull’integrazione dei mercati (Market Integration and Supervision Package).
Pur trattandosi di un passo avanti verso l’Unione dei risparmi, il testo esclude due piazze strategiche come Francoforte e Madrid dalla vigilanza unica dell’Esma, suscitando l’insoddisfazione della commissaria ai Servizi finanziari Maria Luis Albuquerque per la scarsa ambizione dimostrata dalle capitali.
Centrale nell’agenda della prima giornata è la crisi dei prezzi dell’energia, dossier politicamente sensibile anche alla luce delle scadenze elettorali in diversi Stati membri, a partire dalle prossime consultazioni politiche in Spagna. Tra le misure a breve termine proposte dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen figurano il rinvio di alcune norme del regolamento sul metano e la revisione del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, ma molte capitali sollecitano risposte più incisive.
Fonti diplomatiche europee non nascondono la propria “frustrazione” per l’assenza di idee strutturali da parte dell’Esecutivo Ue e per l’irrisolto nodo della formazione del prezzo dell’elettricità legato al prezzo marginale del gas.
In questo quadro si inserisce la richiesta di flessibilità di bilancio avanzata ufficialmente da Italia e Grecia (con il sostegno del presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis) per sostenere l’industria di fronte ai rincari e all’impatto dell’inflazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato l’intenzione di sollevare l’argomento al tavolo. Nel testo della bozza delle conclusioni, i Ventisette chiederanno alla Commissione di formulare interventi che tengano conto, nel negoziato sulla revisione del sistema Ets, della tutela del tessuto industriale.
Durante il pranzo i leader affronteranno gli “squilibri macroeconomici” globali e i rapporti con Pechino, alla luce della recente missione del commissario al Commercio Maros Sefcovic e dell’accordo sul tetto alle importazioni di auto ibride. Di fronte a un deficit commerciale dell’Ue verso la Cina che ha raggiunto il livello record di un miliardo di euro al giorno (46,3 miliardi l’anno per l’Italia, in crescita del 67% negli ultimi due anni), l’obiettivo è affiancare all’intensificazione del dialogo lo sviluppo di nuovi strumenti di difesa commerciale, sulla scia delle indicazioni espresse da Friedrich Merz ed Emmanuel Macron.
Nel pomeriggio il dibattito si sposterà sul Quadro finanziario pluriennale (Mff 2028-34). A cinque giorni dalla presentazione della nego-box da parte della presidenza irlandese, le posizioni tra i Paesi “frugali” e il blocco degli “Amici della Coesione” restano rigide.
Al centro della trattativa vi è il reperimento di 450 miliardi di euro in nuove risorse proprie proposto dalla Commissione a partire dal 2028. L’obiettivo indicato da Costa di giungere a un’intesa entro dicembre appare complesso: prolungare la trattativa rischia di favorire le istanze dei Paesi rigoristi orientati ai tagli, motivo per cui non si esclude che Costa debba presentare una terza bozza negoziale in vista di un probabile vertice straordinario a novembre.
La prima giornata si concluderà con una cena di lavoro dedicata alla discussione strategica sull’allargamento e sulle riforme interne dell’Ue. Ai leader si chiederà di confermare l’impostazione definita a Granada nel 2023, mantenendo paralleli il percorso di integrazione e i “compiti a casa” delle istituzioni europee (inclusa la possibile estensione del voto a maggioranza qualificata per gli stadi intermedi dei negoziati).
È previsto un segnale di incoraggiamento nei confronti del Montenegro (il Paese più avanzato nelle trattative), oltre alla valutazione dei progressi di Albania, Ucraina e Moldavia.
La sessione di domani si aprirà con il confronto dedicato all’Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky. I Ventisette ribadiranno la propria unità nel sostegno a Kiev e nell’aumento della pressione sanzionatoria su Mosca, dopo l’adozione dell’ultimo pacchetto con circa 1.600 designazioni individuali.
Il dibattito si concentrerà sulle modalità di finanziamento del Paese oltre il 2027, dato che il prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-27 non coprirà l’intero fabbisogno.
Nonostante le discussioni, un accordo sulla confisca diretta degli asset russi congelati resta bloccato dalle riserve del Belgio e dalle resistenze di diversi Stati membri. I leader esprimeranno inoltre rammarico per il recente intesa sul gasolio annunciata dal presidente statunitense Donald Trump con la Russia, ritenuta dai governi europei un ostacolo all’efficacia delle sanzioni.
Sul piano diplomatico, riemerge la richiesta di Kiev per l’individuazione di un inviato o mediatore speciale dell’Ue per i negoziati di pace, figura utile a garantire la presenza europea al tavolo delle trattative. Sebbene non sia prevista la nomina immediata di un nome, i leader inizieranno a definirne l’identikit.
Sul tema si è espressa Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Senato: “Continuo a chiedere che i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse. Se ad esempio Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”.
Verrà inoltre vagliata la proposta di alcuni Paesi per il blocco dei visti turistici ai cittadini russi e un divieto di ingresso per gli ex combattenti.
A seguire, la discussione virerà sulla sicurezza comune e sul contrasto agli attacchi ibridi attribuiti a Mosca, per poi passare al Medio Oriente, con analisi focalizzate sulle tensioni nello Yemen, sul recente attacco Houthi a Riad, sulla situazione a Gaza, in Cisgiordania, in Siria e in Libano, dove l’Ue ha attivato una nuova missione.
A chiudere il Consiglio Europeo sarà il pranzo di venerdì dedicato alle migrazioni, nel corso del quale si esamineranno i dati relativi al calo complessivo degli sbarchi e gli sviluppi a Ceuta, l’enclave spagnola interessata a fine luglio dall’assalto di 80.000 cittadini marocchini ai valichi di frontiera. Il vertice esprimerà solidarietà alla Spagna; l’appuntamento coincide peraltro con la scadenza dei controlli straordinari alle frontiere aeree e marittime disposti dall’Italia a fine luglio.
In questo contesto, la premier italiana Giorgia Meloni sarà co-promotrice di due riunioni a margine dei lavori ufficiali: questa mattina co-ospiterà il vertice degli Amici della Coesione, mentre domani mattina promuoverà, insieme a Danimarca e Paesi Bassi, un incontro informale sulle soluzioni “innovative” per la gestione dei flussi migratori (tra cui il modello degli hub di rimpatrio in Paesi terzi avviato dall’Italia in Albania). All’incontro parteciperanno 19 Paesi, con l’assenza della Francia, contraria al modello per ragioni di natura costituzionale e per il timore di incrementare la propria attrattiva per i flussi migratori.
I lavori si concluderanno nel pomeriggio di domani con la conferenza stampa congiunta del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.