BUENOS AIRES - Il processo per la morte di Diego Armando Maradona è ufficialmente iniziato martedì 10 marzo nel Tribunale N° 3 di San Isidro, in Argentina.  

Le figlie di Maradona, Dalma, Giannina e Jana, sono entrate in lacrime in aula, sedendosi in prima fila, accanto a Verónica Ojeda, madre di Diego Fernando, figlio dell’idolo, che ha condiviso un video del bambino chiedendo giustizia per la morte del padre. 

I principali imputati sono il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, l’infermiere Ricardo Almirón, il suo capo Mariano Perroni, il medico Pedro Pablo Di Spagna, la coordinatrice del servizio di salute Swiss Medical, Nancy Edith Forlini, e lo psicologo Carlos Díaz. Sono accusati di “omicidio semplice con dolo eventuale”, per la gestione della salute di Maradona durante la sua internazione domiciliare. 

Il pubblico ministero Patricio Ferrari ha aperto il processo con dichiarazioni forti, criticando la gestione del suo ricovero come “improvvisata e temeraria”, sostenendo che , tra l’11 e il 25 novembre 2020, Maradona era incapace e “privato della possibilità di decidere sulla sua salute”.  

Ferrari ha mostrato una foto di Diego il giorno della suo decesso, affermando: “Così è morto Maradona” e accusando il team medico di aver causato la sua morte. 

Non è stato da meno il legale delle figlie di Maradona, Fernando Burlando, che ha definito la morte dell’ex calciatore un “crimine perfetto”, sostenendo che sia stato messo in atto un piano “inumano” per uccidere Maradona in modo “silenzioso ma cruento”. 

La difesa, tuttavia, ha contrastato queste accuse. Mara Digiuni, avvocata di Leopoldo Luque (medico di fiducia del campione dal 2019), ha sostenuto che il neurochirurgo ha sempre agito con “responsabilità”, evidenziando che – al momento della decisione di optare per l’ospedalizzazione domiciliare – non esistevano rischi immediati per la salute di Maradona. Digiuni ha sottolineato che Luque ha sempre cercato di aiutare Maradona, considerando la sua condizione sanitaria complessa, e che le accuse di negligenza sono ingiustificate. 

Anche l’avvocato di Agustina Cosachov, Vadim Mischanchuk, ha preso una posizione simile, dichiarando che la psichiatra, che avrebbe sempre cercato di seguire al meglio Maradona nel trattamento della sua dipendenza, non può essere considerata responsabile di un omicidio. E ha definito “crudele” l’uso del termine “omicidio” da parte di Burlando.    

Il difensore di Carlos Díaz, psicologo assegnato da SwissMedical che ha seguito Maradona negli ultimi giorni, ha precisato che il suo assistito non aveva alcuna autorità per richiedere il ricovero obbligatorio del calciatore e che “gli viene imputato un omicidio semplice per alcuni commenti su WhatsApp.” 

“Non possiamo cadere nell’ipocrisia, tutti sappiamo che era un paziente difficile”, ha sottolineato l’avvocato, sostenendo che questo fatto dovrebbe essere preso in considerazione nel contesto di un trattamento contro le dipendenze.

“Il primo giorno in cui il mio assistito è arrivato a casa, Maradona aveva un bicchiere di vino in mano,” ha aggiunto l’avvocato, aggiungendo che alla fine Diego è morto senza alcol né droghe nel sangue, quindi qualcosa doveva essere migliorato nelle sue condizioni.  

Il legale di Mariano Perroni, invece, ha sottolineato che il suo cliente aveva solo un ruolo amministrativo, limitandosi alla supervisione dell’assistenza del personale infermieristico, senza mai entrare in contatto diretto con Maradona.  

Il difensore ha anche fatto un’osservazione importante: i medici coinvolti nel caso si differienziano in due gruppi distinti: uno composto dai medici personali di Maradona e l’altro dai collaboratori di Swiss Medical, che non avevano l’autorità di “sequestrare” Maradona e ricoverarlo. 

Anche l’avvocato di Ricardo Almirón, infermiere accusato di negligenza, ha spiegato che nel documento di estensione delle cure non era indicata una vera e propria ospedalizzazione domiciliare, ma piuttosto “cure domiciliari”, che implicano un trattamento molto diverso, e la responsabilità di cambiare il tipo di trattamento non spettava certo a lui. 

Infine, l’avvocato di Nancy Edith Forlini, medico di Swiss Medical, ha messo l’accento sull’importanza del documento delle dimmissioni dalla clinica dove era stato operato, firmato da Leopoldo Luque, Giannina e Jana Maradona, che stabiliva che Maradona doveva proseguire con “assistenza domiciliare”, dopo che la famiglia si era opposta al trasferimento in un centro di riabilitazione, sotto consiglio dei medici. 

L’autopsia rivelò che Maradona era deceduto a causa di un “edema polmonare acuto dovuto a un’insufficienza cardiaca cronica riacutizzata”. La Commissione Medica Interdisciplinare convocata dalla Procura Generale di San Isidro aveva concluso che Diego avrebbe avuto “maggiori probabilità di sopravvivenza” se fosse stato ricoverato in una struttura sanitaria.