SAN JOSÉ - I cittadini del Costa Rica sono andati alle urne domenica per scegliere il prossimo presidente del Paese. La candidata ufficialista Laura Fernández, confermando le prime proiezioni, ha ottenuto una vittoria schiacciante già al primo turno, superando con largo margine gli altri contendenti.
Il trionfo elettorale di Fernández, esponente del Partido Pueblo Soberano (Ppso), ha però lasciato un retrogusto amaro all’interno della sua formazione politica: l’obiettivo ambizioso di conquistare una maggioranza qualificata in Parlamento, fondamentale per attuare riforme strutturali di ampia portata, non è stato raggiunto.
Se il successo della candidata del governo era ampiamente previsto, la vera sorpresa della serata è stata invece Álvaro Ramos, del Partido Liberación Nacional (Pln). Ramos ha ottenuto il 33,4% dei voti, quasi 25 punti percentuali in più rispetto a quanto indicavano gli ultimi sondaggi, emergendo come principale leader dell’opposizione e come punto di riferimento per quei settori che puntano a porre un freno all’avanzata del Ppso.
Durante il suo discorso di vittoria, Fernández ha promesso una “continuità del cambiamento”, nel solco del presidente uscente Rodrigo Chaves, assicurando che le trasformazioni avviate saranno “profonde e irreversibili”.
Sul fronte parlamentare, i numeri attuali attribuiscono all’ufficialismo almeno 30 seggi nell’Assemblea Legislativa, con la possibilità di arrivare a 31 una volta completato lo scrutinio.
Si tratta della prima volta in oltre quarant’anni che il partito di governo raggiunge questa soglia. Tuttavia, il traguardo dei 38 deputati, pari ai due terzi dei 57 seggi totali, resta lontano.
Con una maggioranza semplice, il governo potrà comunque approvare leggi in materia di sicurezza — uno dei suoi principali cavalli di battaglia, che le ha valso il soprannome di “Bukele al femminiule” — validare i bilanci statali e bloccare richieste di revoca dell’immunità parlamentare. Ma l’assenza di una maggioranza qualificata impedisce riforme costituzionali e la sostituzione dei magistrati del Potere Giudiziario, un obiettivo che nessun governo è riuscito a centrare dal 1958.
Di fronte ai 30 (o 31) deputati del Ppso, l’opposizione conterebbe 27 seggi, che potrebbero rappresentare un argine significativo alle iniziative dell’esecutivo se mantenessero una linea unitaria. La chiave per il governo Fernández sarà quindi il dialogo con il Pln, secondo partito con 17 deputati, mentre appare più complesso un accordo con il Frente Amplio, terza forza politica con 7 seggi.
Con soli cinque partiti rappresentati, la nuova legislatura risulta meno frammentata rispetto all’attuale, riducendo gli spazi di manovra per l’ufficialismo nella ricerca di alleanze. Nonostante ciò, il potere di cui disporrà Fernández sarà significativamente maggiore rispetto a quello esercitato da Chaves, avvicinando il Ppso alla possibilità di plasmare il Paese secondo la propria visione.
Nei prossimi quattro anni, inoltre, verrà rinnovata una parte consistente dei magistrati della Corte Suprema, un fattore che renderà il Parlamento e le alleanze politiche ancora più determinanti per il futuro istituzionale del Costa Rica.