SAN JOSÉ - La campagna elettorale in Costa Rica, in vista delle elezioni presidenziali e legislative del 1° febbraio 2026, si sta svolgendo in un clima insolitamente teso per un Paese storicamente noto per la sua stabilità istituzionale, che si vanta di non avere forze armate.
A scuotere il dibattito pubblico sono stati, negli ultimi giorni, la denuncia di un presunto complotto contro il presidente uscente Rodrigo Chaves e la visita del presidente di El Salvador Nayib Bukele, avvenuta in piena corsa elettorale.
Le autorità di sicurezza costaricane hanno reso noto di aver ricevuto informazioni su un possibile piano per assassinare il capo dello Stato. Secondo quanto comunicato dalla Direzione di Intelligence e Sicurezza, una donna avrebbe segnalato l’esistenza di un presunto pagamento destinato a un sicario.
La segnalazione ha portato alla presentazione di una denuncia formale presso la Procura e al rafforzamento delle misure di protezione del presidente. L’inchiesta è in corso, ma la notizia ha immediatamente alimentato polemiche e sospetti, con settori dell’opposizione che mettono in dubbio la solidità delle prove e parlano di un uso politico dell’allarme in un momento cruciale della campagna.
Quasi in contemporanea, la presenza a San José del presidente salvadoregno Nayib Bukele ha ulteriormente acceso il confronto politico.
Bukele ha partecipato alla cerimonia per l’avvio del Centro di Alta Contención del Crimen Organizado, una mega-carcere di massima sicurezza, ispirata al modello adottato in El Salvador, simbolo delle sue politiche di “mano dura” contro la criminalità.
Il progetto, promosso dal governo di Chaves come risposta all’aumento della violenza legata al narcotraffico, prevede una struttura con migliaia di posti e un investimento di decine di milioni di dollari.
La visita del leader salvadoregno, figura fortemente polarizzante in America Latina, ha suscitato critiche e preoccupazioni. Alcuni osservatori e partiti di opposizione ritengono che la sua presenza, in un momento così delicato, possa essere interpretata come una forma di ingerenza indiretta nel processo elettorale.
Il Tribunale Supremo delle Elezioni ha ricordato che la legge costaricana vieta qualsiasi influenza straniera sulle elezioni nazionali.
Questi eventi hanno contribuito a rendere la campagna del 2026 una delle più complesse e controverse degli ultimi decenni.
Sebbene Rodrigo Chaves non possa ripresentarsi, il suo campo politico sostiene la candidata Laura Fernández, favorita nei sondaggi e determinata a proseguire una linea dura sul fronte della sicurezza.