WASHINGTON - Il countdown per lo scontro totale tra Washington e Teheran è agli sgoccioli. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato quello che ha definito l’avvertimento finale: l’Iran ha poche ore per “fare un accordo” e riaprire lo Stretto di Hormuz al commercio petrolifero.
Se entro la scadenza fissata per le 20:00 (ora di Washington) di oggi, 6 aprile, il blocco non sarà rimosso, gli Usa daranno il via a un’operazione massiccia per colpire le centrali e le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica.
La risposta iraniana non si è fatta attendere, affidata ai vertici militari del quartier generale Khatam al-Anbiya. Il generale Ali Abdollahi Aliabadi ha liquidato la minaccia della Casa Bianca come “un’azione disperata, nervosa e squilibrata”.
Riprendendo lo stesso linguaggio escatologico usato da Trump sui social, Aliabadi ha avvertito: “Il significato di questo messaggio è che le porte dell’inferno si apriranno per voi. L’illusione di sconfiggere l’Iran si è trasformata in una palude in cui affonderete”.
L’ultimatum di stasera è l’ultimo tassello di una sequenza di pressioni iniziata il 21 marzo, quando Trump minacciò per la prima volta di distruggere la più grande centrale elettrica iraniana entro 48 ore. Da quel momento, la strategia della Casa Bianca è stata un’alternanza di pugno di ferro e aperture improvvise.
Il 23 marzo, con la prima tregua, Trump ha annunciato a sorpresa una pausa di cinque giorni citando colloqui molto produttivi per una risoluzione totale delle ostilità. Teheran, tramite l’agenzia Mehr, aveva smentito ogni dialogo accusando il presidente di bluffare per calmierare i prezzi dell’energia.
Successivamente, il 27 marzo è poi scattato un secondo rinvio di dieci giorni che, secondo quanto dichiarato da Trump a Fox News, sarebbe stato concesso su esplicita richiesta dei canali diplomatici iraniani, spostando così la nuova scadenza al 6 aprile.
Parallelamente alle minacce militari, Washington ha messo sul tavolo un piano in 15 punti che esige la rinuncia totale al programma nucleare e la riapertura incondizionata di Hormuz.
Nonostante Trump abbia scritto su Truth che “l’Iran sta implorando per un accordo”, le risposte ufficiali di Teheran raccontano una storia diversa: la Repubblica Islamica ha ribadito che il programma missilistico non è negoziabile e che la gestione dello Stretto (arteria dove transita il 20% del petrolio mondiale) deve rimanere sotto il proprio controllo esclusivo. Con il prezzo dei carburanti alle stelle e la flotta Usa in posizione, la finestra per la diplomazia sembra ormai essersi ridotta a pochissimi minuti.