WASHINGTON - Il conflitto in Iran entra nel suo 39° giorno di guerra con un’escalation senza precedenti.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum definitivo: se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto entro la scadenza di martedì 7 aprile, gli Usa scateneranno una potenza di fuoco capace di radere al suolo le infrastrutture vitali del Paese.
Durante una conferenza stampa di 90 minuti alla Casa Bianca, Trump ha illustrato un piano militare drastico: “Ogni ponte in Iran sarà distrutto entro mezzanotte di domani, ogni centrale elettrica sarà fuori servizio, in fiamme o esplosa. Ci vorranno 100 anni per ricostruirli”.
Il presidente ha affermato che l’attacco finale potrebbe durare appena quattro ore. Rispondendo alle critiche dei media, ha sostenuto che persino Dio appoggerebbe il conflitto “perché non vuole vedere la gente soffrire”, prendendo le distanze dalle recenti posizioni di Papa Leone XIV.
Nonostante la retorica bellica, Trump ha lasciato uno spiraglio alla diplomazia, pur definendo la riapertura dello Stretto di Hormuz una “priorità non negoziabile”.
Secondo il Wall Street Journal, i negoziatori sono pessimisti: il divario tra Washington e Teheran è ritenuto “troppo ampio per essere colmato”. Fonti dell’amministrazione riferiscono che Trump è ormai poco fiducioso in un accordo e potrebbe impartire l’ordine di attacco subito dopo la scadenza dei termini.
Nel frattempo, il Pentagono sta aggiornando la lista dei bersagli. Come riportato da Politico, l’esercito sta includendo siti energetici a uso duale (civile e militare) per giustificare legalmente i raid ed evitare accuse di crimini di guerra. La discussione strategica riguarda anche gli impianti di desalinizzazione: essendo l’acqua potabile necessaria anche alle truppe iraniane, tali infrastrutture potrebbero essere considerate obiettivi legittimi.
Mentre Washington valuta le prossime mosse, l’esercito israeliano (Idf) ha già annunciato l’inizio di una massiccia operazione aerea volta a danneggiare le infrastrutture del regime a Teheran e in altre aree chiave.
In risposta ai raid, l’Iran ha lanciato una salva di missili verso il territorio dello Stato di Israele. L’Idf ha confermato che i sistemi di difesa aerea sono attualmente impegnati nell’intercettazione delle minacce in arrivo.
Trump ha approfittato dell’intervento per celebrare il recupero dell’equipaggio di un F-15 abbattuto nei giorni scorsi. L’operazione ha coinvolto 155 aerei e una complessa strategia di depistaggio che ha permesso il recupero dell’equipaggio. Il pilota è stato tratto in salvo quasi immediatamente da un elicottero HH-60W Jolly Green, mentre il colonnello è rimasto disperso per 48 ore in territorio ostile, riuscendo a sfuggire alla Guardia della Rivoluzione arrampicandosi su terreni montuosi, nonostante le gravi ferite riportate.
Il presidente Trump ha rivelato che il successo della missione è dipeso da un gigantesco inganno: le unità iraniane sono state attirate verso falsi obiettivi mentre le forze speciali recuperavano l’ufficiale in un’altra zona. Due velivoli statunitensi, rimasti bloccati nella sabbia, sono stati distrutti dagli stessi statunitensi per impedire al nemico di impossessarsi di tecnologie sensibili.