CANBERRA – L’invecchiamento della popolazione australiana sta modificando profondamente la domanda di assistenza sanitaria, un numero crescente di pazienti anziani arriva nei pronto soccorso in condizioni più complesse e necessita spesso di un ricovero.
Secondo un nuovo rapporto dell’Australasian College of Emergency Medicine, nei sei anni fino al 2024 gli accessi ospedalieri delle persone sopra i 65 anni sono aumentati del 16 per cento, contro appena il 4 per cento registrato tra i pazienti più giovani.
Il presidente dell’organizzazione, Peter Allely, ha sottolineato che si tratta di un cambiamento demografico ampiamente previsto da decenni, ma per il quale il sistema sanitario non si sarebbe preparato adeguatamente.
Già nel 2010 l’Australian Bureau of Statistics (ABS) aveva stimato che entro il 2050 il numero degli ultraottantacinquenni destinati a presentarsi nei reparti di emergenza sarebbe aumentato di oltre cinque volte.
Secondo Allely, quelle previsioni si stanno rivelando accurate e la crescita sta entrando nella fase più rapida e critica.
Il problema diventa particolarmente delicato quando aumentano i tempi di permanenza nei pronto soccorso. Il rapporto evidenzia che, ogni 72 pazienti costretti ad attendere oltre otto ore, si registra statisticamente un decesso aggiuntivo.
In passato più del 95 per cento dei pazienti lasciava il reparto di emergenza entro quella soglia, mentre oggi la percentuale è in diminuzione.
La maggior parte degli anziani arriva inoltre in ambulanza, necessita di cure entro 30 minuti e, in circa la metà dei casi, viene successivamente ricoverata.
Le difficoltà risultano ancora più marcate nell’Australia regionale, dove la popolazione sta invecchiando a un ritmo circa doppio rispetto alle capitali e i servizi sanitari hanno dovuto assorbire un aumento degli accessi degli anziani quasi due volte superiore.
Allely ha sottolineato che la maggiore longevità rappresenta un successo della medicina, della scienza e delle politiche pubbliche, non la causa del problema.
“La responsabilità non è degli anziani - ha affermato -. È il sistema a non aver pianificato e preparato i servizi necessari per persone che diventano più cagionevoli e presentano condizioni più complesse”.
Il rapporto propone di rafforzare le alternative alle cure ospedaliere, ampliare la prevenzione e finanziare maggiormente la ricerca, così da evitare quando possibile l’arrivo degli anziani nei reparti di emergenza.
La questione riguarda anche l’assistenza residenziale. Il ministro della Sanità Mark Butler ha affermato che l’Australia dovrebbe costruire una nuova struttura per anziani ogni tre giorni per i prossimi vent’anni per rispondere alla domanda futura.
Entro il 2066, gli anziani potrebbero rappresentare fino a un quarto della popolazione.
Il settore deve però confrontarsi anche con il dibattito sull’immigrazione. Circa il 40 per cento della forza lavoro nell’assistenza agli anziani sarebbe infatti composto da migranti, peraltro anch'essi destinati a invecchiare, mentre Partito laburista, Coalizione e One Nation hanno presentato proposte per ridurre gli ingressi.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha riconosciuto che il piano della Coalizione per abbassare la migrazione netta potrebbe incidere anche sui visti di una parte dei lavoratori impiegati nell’assistenza agli anziani.