CANBERRA - La domanda di carburante in Australia ha registrato un’impennata durante il periodo pasquale, con un aumento di circa il 30 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un’accelerazione che ha spinto il governo federale ad assicurare nuove forniture di benzina e gasolio, estendendo le scorte disponibili oltre la metà di aprile.

Il ministro dell’Energia Chris Bowen ha dichiarato che il Paese dispone ora di approvvigionamenti garantiti fino a maggio, grazie a nuovi ordinativi già in transito. Complessivamente, circa 3,7 miliardi di litri di carburante stanno arrivando in Australia. Tuttavia, il quadro resta incerto a causa delle tensioni internazionali, in particolare della chiusura dello Stretto di Hormuz, punto chiave per il traffico petrolifero globale.

Durante il fine settimana pasquale, alcune criticità si sono già manifestate sul territorio. Nel New South Wales, 142 stazioni di servizio su 2.400 risultano senza gasolio, mentre 39 sono completamente prive di ogni carburante. Bowen ha invitato i cittadini a non accumulare scorte domestiche, definendo la pratica pericolosa e controproducente per l’equilibrio del sistema.

Sul fronte dei prezzi, le prospettive restano allarmanti. Nonostante il taglio temporaneo delle accise su benzina e gasolio e l’impegno degli Stati a trasferire ai consumatori maggiori entrate fiscali, il costo alla pompa continua a riflettere le tensioni globali. Le riduzioni, stimate in oltre 30 centesimi al litro, non compensano l’impatto dei prezzi internazionali del petrolio, al momento attorno ai 159 dollari australiani al barile, ben al di sopra dei livelli pre-conflitto.

Secondo David Ubilava, economista dell’University of Sydney, gli effetti della crisi energetica si protrarranno nel tempo. Anche in caso di una rapida conclusione del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, le catene di approvvigionamento richiederanno mesi per tornare a condizioni normali. Nel frattempo, l’aumento dei costi del carburante si trasferirà sull’intera economia: trasporti, consegne, ristorazione e generi alimentari subiranno rincari progressivi.

Il governo e il primo ministro Anthony Albanese hanno già messo in conto un impatto prolungato sull’inflazione. Come ha sottolineato il vice ministro degli Esteri Matt Thistlethwaite, anche una fine imminente del conflitto non eliminerebbe gli effetti accumulati.

Il mercato energetico resta quindi esposto a una combinazione di domanda elevata e instabilità geopolitica, con margini ridotti per un rapido ritorno alla normalità.