CANBERRA - Il governo federale è sotto pressione affinché gestisca la crisi dei carburanti con un approccio coordinato, evitando la frammentazione vista durante la pandemia.

Oggi, il Consiglio intergovernativo tornerà a riunirsi per affrontare l’impatto del conflitto in Medio Oriente, che sta incidendo su prezzi e distribuzione.

Tra le proposte sul tavolo emergono la creazione di una piattaforma nazionale con dati aggiornati su prezzi e disponibilità di carburante, l’estensione del trasporto pubblico gratuito e misure per ridurre la domanda, come il lavoro da remoto.

Nonostante le scorte complessive restino nella norma, il blocco dello Stretto di Hormuz e il timore di nuovi rincari hanno spinto cittadini e aziende a fare scorte, causando carenze localizzate in diverse aree del Paese.

Il premier del Queensland David Crisafulli ha accusato Canberra di non condividere informazioni sufficienti. “Gli australiani devono sapere cosa sta succedendo. Serve trasparenza quotidiana su prezzi e disponibilità in ogni Stato e Territorio”, ha detto, chiedendo un sistema informativo centralizzato.

Anche il mondo imprenditoriale chiede una linea unica. Andrew McKellar, alla guida della Australian Chamber of Commerce and Industry, ha invitato a non ripetere quanto accaduto durante il COVID, quando ogni giurisdizione adottava misure diverse, creando confusione e costi aggiuntivi.

“Non possiamo permetterci un mosaico di decisioni scollegate. Serve coerenza nazionale”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di interventi mirati per contenere la domanda senza paralizzare l’economia.

Alcuni segnali in questa direzione arrivano già dagli Stati. Victoria e Tasmania hanno introdotto temporaneamente il trasporto pubblico gratuito, una scelta che i Verdi vorrebbero estendere a livello nazionale con il sostegno del governo federale.

“Il trasporto pubblico gratuito deve essere parte della risposta”, ha detto la senatrice Sarah Hanson-Young, che chiede misure immediate per ridurre la pressione sui consumi di carburante.

Parallelamente si riapre il dibattito sulle tasse agli esportatori di gas, che potrebbero trarre beneficio dai prezzi elevati. Una proposta per introdurre un prelievo del 25 per cento sui profitti straordinari sarà oggetto di discussione in Parlamento.

La crisi, per ora gestibile, rischia di aggravarsi rapidamente se il conflitto dovesse prolungarsi. Il nodo centrale resta lo stesso: evitare reazioni scoordinate e anticipare gli effetti sull’economia reale, prima che il problema si allarghi dalla pompa di benzina agli scaffali dei supermercati.