TEL AVIV – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato la scelta dell’ex inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, come direttore generale del Consiglio di pace voluto dal presidente statunitense Donald Trump per supervisionare il processo di pace a Gaza.

L’annuncio è arrivato al termine di un incontro a Gerusalemme tra Netanyahu e Mladenov ed è stato accompagnato dalla diffusione di immagini e di un breve video dell’incontro, manca ancora una conferma ufficiale da Washington. La nomina rappresenta un tentativo di rilanciare il piano di pace americano, rimasto in stallo dopo il cessate il fuoco di ottobre che ha messo fine a oltre due anni di combattimenti tra Israele e Hamas.

Sul terreno, tuttavia, la situazione nella Striscia resta estremamente critica. L’Alta rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, intervenendo al Cairo al fianco del ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, ha denunciato il grave deterioramento delle condizioni umanitarie. Secondo Kallas, Hamas continua a rifiutare il disarmo e a bloccare i progressi politici, mentre Israele sta limitando l’operato delle ong internazionali, mettendo seriamente a rischio l’accesso agli aiuti.

In questo contesto, la comunità cristiana di Gaza si vede provata di Yusuf Asad, missionario del Verbo Incarnato e viceparroco della chiesa della Sacra Famiglia, che dovrà lasciare la Striscia per il mancato rinnovo del visto. Nei primi mesi della guerra era stato lui a guidare l’organizzazione dell’accoglienza per centinaia di sfollati, mentre il parroco Gabriel Romanelli era bloccato fuori da Gaza. 

Intanto, il conflitto regionale continua a estendersi oltre alla Striscia. In Siria, il ministero della Difesa ha annunciato un cessate il fuoco in diversi quartieri di Aleppo, dopo giorni di violenti scontri con i combattenti curdi.

La tregua, entrata in vigore venerdì mattina, punta a evitare ulteriori escalation nei quartieri residenziali, dove negli ultimi giorni si contano almeno 21 vittime. Un debole segnale di distensione che arriva in una situazione drammatica, dove, secondo la Direzione degli affari sociali e del lavoro di Aleppo, sarebbero quasi 140mila gli sfollati in tutta la provincia.