WASHINGTON - Mentre il sistema elettrico cubano collassa in un blackout totale che paralizza l’intera isola, la diplomazia internazionale si muove su un binario ambiguo e serrato. Secondo quanto rivelato dal New York Times, l’amministrazione statunitense avrebbe posto una condizione non negoziabile per allentare la morsa economica sull’isola: le dimissioni del presidente Miguel Díaz-Canel.
L’obiettivo di Washington appare paradossale: favorire la caduta dell’attuale leader ma permettere al sistema di potere del Partito Comunista di sopravvivere, a patto di una profonda riforma economica in senso privato.
Per sbloccare lo stallo, gli Usa punterebbero su una figura di continuità dinastica come Raúl Guillermo Rodríguez Castro, detto “El Cangrejo” (nipote di Raúl Castro). Quest’ultimo sarebbe già in contatto con il Segretario di Stato Marco Rubio per gestire una transizione “tutelata”.
Il Segretario di Stato Rubio ha citato la transizione in corso in Venezuela come riferimento: un’apertura dell’economia gestita dagli stessi esponenti del regime che garantisca gli interessi energetici e strategici americani.
Le dichiarazioni ufficiali di Donald Trump, tuttavia, mantengono un tono molto più aggressivo. Il presidente ha recentemente affermato alla Casa Bianca che sarebbe un “grande onore prendere Cuba”, definendo l’isola una Nazione ormai “molto indebolita”. E ha concluso dicendo: “Può darsi che si tratti di una presa di controllo amichevole, oppure no. Cuba cadrà presto, è solo questione di tempo.”
Queste parole, pronunciate anche durante la recente riunione a Miami dello “Scudo delle Americhe” (la nuova alleanza conservatrice nata sotto l’egida della Dottrina Monroe), puntano a rassicurare la diaspora anticastrista, sebbene le fonti giornalistiche suggeriscano che l’accordo economico sia la vera priorità.
Il terreno di scontro è totalmente impari. Cuba è stretta in un embargo petrolifero asfissiante che impedisce i rifornimenti dal Venezuela e limita quelli dal Messico. Questo lunedì l’isola ha subito una disconnessione completa della rete elettrica, alimentando il malessere sociale che inizia a manifestarsi con caceroladas (forma di protesta pacifica e rumorosa) e proteste studentesche.
In questo clima di estrema tensione, il governo cubano ha annunciato la liberazione di 51 prigionieri politici grazie alla mediazione del Vaticano, descrivendo il gesto come un’iniziativa “sovrana” ma chiaramente tesa a facilitare il dialogo con Washington.
Secondo quanto riportato da Usa Today, il negoziato economico attualmente sul tavolo riguarderebbe alcuni punti chiave, a partire dalla flessibilizzazione delle restrizioni per consentire la riapertura dei viaggi ai cittadini statunitensi. L’accordo prevederebbe inoltre investimenti infrastrutturali nei settori dell’energia e dei porti, accompagnati da un allentamento dell’embargo petrolifero.
L’obiettivo finale sarebbe il rilancio degli scambi legati al turismo, una misura ritenuta necessaria per scongiurare il collasso umanitario definitivo dell’isola paventato dal segretario dell’Onu António Guterres.