WASHINGTON - Per tentare di arginare l’impennata dei prezzi energetici causata dal conflitto con l’Iran, il presidente Donald Trump ha varato due misure d’emergenza senza precedenti. L’obiettivo è duplice: aumentare l’offerta globale di greggio tramite il petrolio venezuelano e abbattere i costi di logistica interna negli Stati Uniti. 

Il Dipartimento del Tesoro ha emesso una licenza generale che autorizza ufficialmente le aziende statunitensi a tornare a operare con la PDVSA, la compagnia petrolifera statale del Venezuela. Si tratta di una svolta storica che segue i drammatici eventi di gennaio: la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze Usa e l’insediamento del governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez. 

La nuova amministrazione di Caracas ha già promosso riforme per attirare capitali esteri, puntando a investimenti per 100 miliardi di dollari. Sebbene le infrastrutture siano devastate da anni di crisi, i numeri mostrano una ripresa con la produzione passata dagli 878.000 barili al giorno di gennaio a 1,05 milioni a inizio marzo.  

Si prevede inoltre che le esportazioni toccheranno a marzo quota 900.000 barili, tornando ai livelli precedenti al blocco grazie a partner come Chevron, Vitol e Trafigura. Va tuttavia specificato che la licenza non è un assegno in bianco: i proventi delle vendite devono infatti confluire in un fondo controllato dal Tesoro statunitense e restano vietate le transazioni in criptovalute o quelle che coinvolgono entità di Cina, Russia e Iran. 

Parallelamente, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha annunciato una deroga di 60 giorni al Jones Act. Questa legge del 1920, pilastro del protezionismo marittimo statunitense, obbliga il trasporto di merci tra porti Usa a utilizzare esclusivamente navi costruite, possedute e operate da cittadini statunitensi. 

Con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso, che ha causato la più grande interruzione dell’offerta petrolifera della storia, la sospensione permetterà a petroliere internazionali di trasportare greggio, gas e carburanti lungo le coste Usa. La mossa punta a risolvere i colli di bottiglia logistici che hanno fatto salire la benzina di quasi un dollaro al gallone in un solo mese. 

Con il Brent stabilmente sopra i 109 dollari, l’amministrazione Trump è sotto pressione in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. L’operazione mira a garantire rifornimenti costanti alle basi militari e a calmierare i prezzi alla pompa, anche se gli analisti restano cauti.