TEHERAN - Il conflitto che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Iran non sta colpendo solo i distributori di benzina. La chiusura dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il 20% del traffico mondiale di greggio, si appresta a scatenare un’onda d’urto sui prezzi dei generi alimentari. Il blocco della logistica marittima, infatti, sta paralizzando il mercato dei fertilizzanti, prefigurando una crisi agricola globale.
Lo stop alle navi attraverso Hormuz ha messo in ginocchio l’export di componenti chimiche essenziali. Prima del conflitto, dallo stretto transitava il 46% dell’urea esportata via mare e il 30% dell’ammoniaca.
Il costo dell’urea agricola è già balzato a una forchetta di 604-710 dollari per tonnellata, rispetto ai 436-494 dollari del periodo pre-guerra. Sebbene l’impatto sulla produzione agricola si vedrà tra 6-9 mesi, gli effetti strutturali sui prezzi al consumo si manifesteranno pienamente nel 2027.
In questo scenario di carenza, la Russia emerge come il principale beneficiario. Mosca controlla quote massicce del mercato globale (23% dell’ammoniaca, 14% dell’urea e, con la Bielorussia, il 40% del potassio) e le sue rotte non dipendono da Hormuz.
Importatori in Nigeria e Ghana hanno già iniziato a prenotare forniture russe per il terzo trimestre del 2026, seguiti da molti altri Paesi del Sud Globale. Secondo l’economista Aleksandra Prokopenko, Mosca non punta solo al profitto economico, ma a convertire il potere di mercato in influenza politica su nazioni la cui neutralità è strategica per l’Occidente.
Il World Food Program (WFP) dell’Onu ha lanciato l’allarme: 45 milioni di persone in più rischiano l’insicurezza alimentare, specialmente in Africa e Asia, se il petrolio resterà sopra i 100 dollari e il conflitto non si fermerà entro metà anno.
Nikolai Patrushev, consigliere del Cremlino e presidente della Commissione marittima russa, ha descritto l’operazione militare come un “catalizzatore della redistribuzione del mercato”, anticipando che la crisi non è provvisoria ma un riallineamento strutturale. Suo figlio, il vicepremier Dmitry Patrushev, gestisce direttamente la delega all’agricoltura, chiudendo il cerchio di una strategia che vede la Russia proporsi come “garante della sicurezza alimentare” mondiale.