LIMA – Il presidente del Congresso, José Jerí, ha giurato come nuovo presidente ad interim del Perù, in virtù della successione costituzionale, dopo che non è stata approvata la mozione di censura contro la sua stessa presidenza parlamentare.
Fin dal suo insediamento, Jerí ha cercato di mostrarsi determinato ad affrontare il problema della sicurezza pubblica e a combattere il crimine organizzato. “Dobbiamo dichiarare guerra alla criminalità. I nemici sono le bande criminali che infestano le nostre strade”, ha dichiarato poco dopo aver indossato la fascia presidenziale, promettendo di guidare un “governo di riconciliazione”.
Jerí resterà in carica fino alle prossime elezioni, previste per aprile 2026, e fino al passaggio di consegne fissato per il 28 luglio dello stesso anno.
L’ex presidente Dina Boluarte è stata destituita dal Congresso in un processo lampo: con 118 voti favorevoli, il Parlamento unicamerale ha approvato la mozione di sfiducia “per incapacità morale permanente”, grazie al sostegno dei partiti di destra e del fujimorismo, che fino ad allora l’avevano appoggiata.
L’iniziativa era partita giovedì mattina dal gruppo Renovación Popular, guidato dal sindaco di Lima. Boluarte, la prima donna a guidare il Perù, era da mesi ai minimi storici di popolarità, secondo i sondaggi. Ha lasciato l’incarico tra proteste sociali, crescenti episodi di violenza e indagini della magistratura per presunti casi di corruzione.
La notte di mercoledì un’ennesimo episodio di criminalità ha scosso l’opinione pubblica: durante un concerto del gruppo musicale Agua Marina al Círculo Militar di Chorrillos (a sud di Lima), un gruppo armato ha aperto il fuoco, interrompendo l’esibizione.
L’attacco è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo diverse forze politiche a chiedere al governo un’azione immediata contro l’impunità delle bande criminali dedite alle estorsioni.
L’episodio ha aggravato la già debole situazione istituzionale di un governo accusato di corruzione e non solo. Dina Boluarte è infatti indagata per diversi reati, il più grave riguarda la morte di oltre 60 persone durante la repressione delle proteste antigovernative.
Tra le accuse più discusse vi sono anche presunti regali di orologi Rolex e gioielli di lusso, l’uso di un’auto presidenziale per trasportare un politico latitante, e l’abbandono del proprio incarico per sottoporsi a un intervento estetico al naso.
Il Pubblico Ministero ha chiesto il divieto di espatrio per la ex presidente, con una durata compresa tra 18 e 36 mesi, nell’ambito di due procedimenti giudiziari distinti.
Quello di Boluarte sembra un destino ricorrente per i capi di Stato del Perù, che vive una crisi politica cronica: otto presidenti in dieci anni, di cui uno solo in grado di completare il mandato. Si tratta di Ollanta Humala, che ha governato dal 2011 al 2016, ma che tuttavia, nel 2024, è stato condannato in primo grado a 15 anni di carcere per aver ricevuto fondi illeciti dal governo venezuelano e dalla multinazionale brasiliana Odebrecht, nell’ambito di una megacausa che ha coinvolto vari politici sudamericani, tra i quali lo stesso Lula.