TEHERAN - Mentre i colloqui sul nucleare a Ginevra restano in una fase di stallo critico, gli Stati Uniti e le principali potenze mondiali hanno dato il via a un’evacuazione d’emergenza del personale diplomatico e dei propri cittadini dalla regione.
I segnali sul campo indicano che un’operazione militare congiunta Usa-Israele contro la Repubblica Islamica potrebbe avvenire questione di ore.
Il Dipartimento di Stato statunitense ha autorizzato la partenza dei dipendenti governativi non essenziali e dei loro familiari da Israele, citando “rischi imminenti per la sicurezza”.
L’ambasciatore Usa Mike Huckabee ha inviato una mail perentoria allo staff: “Chi desidera lasciare l’Israele dovrebbe farlo oggi stesso”. La priorità è imbarcarsi su qualsiasi volo commerciale disponibile prima che lo spazio aereo venga limitato.
Anche la Cina ha innalzato l’allerta al massimo livello, esortando i propri cittadini a evacuare l’Iran “il prima possibile” e a restare vigili in Israele. Anche Canada, Regno Unito, India, Francia, Italia e Giappone hanno rinnovato gli appelli urgenti ai propri connazionali affinché lascino la regione immediatamente.
Mentre le cancellerie evacuano, i radar mostrano un dispiegamento bellico senza precedenti. Durante la notte, almeno nove aerei cisterna Usa sono atterrati in Israele: si tratta di velivoli fondamentali per supportare i caccia a lungo raggio in eventuali raid sul territorio iraniano.
Immagini satellitari pubblicate dalla cinese MizarVision mostrano undici caccia F-22 Raptor schierati nella base di Ovda, nel sud di Israele. Contemporaneamente, la base di Al Udeid in Qatar è stata svuotata dei rifornitori statunitensi, segno di una ridislocazione tattica verso i confini iraniani.
Per la prima volta dall’inizio della crisi, il comandante del CENTCOM, l’ammiraglio Brad Cooper, ha informato ufficialmente Donald Trump sulle opzioni d’attacco, un passaggio che molti analisti considerano l’ultimo step prima del via libera operativo.
La risposta delle milizie filo-iraniane non si è fatta attendere. Kataeb Hezbollah, il potente gruppo armato iracheno, ha rotto il silenzio: “Preparatevi a una guerra di logoramento potenzialmente lunga. Se gli Usa scateneranno il conflitto, subiranno perdite ingenti”.
A differenza del conflitto del giugno 2025, le milizie irachene hanno avvertito che questa volta non resteranno ai margini, specialmente se l’obiettivo di Washington sarà il rovesciamento del regime a Teheran.
In questo scenario di “pre-guerra”, l’unica flebile speranza risiede nella missione del ministro dell’Oman, Badr Al Busaidi. Il mediatore è atteso oggi a Washington per un incontro d’urgenza con il vicepresidente JD Vance. Nonostante i team negoziali a Ginevra abbiano definito i colloqui “positivi”, i movimenti di truppe sul terreno raccontano una storia diametralmente opposta.