ROMA - La sicurezza delle rotte commerciali nel Golfo Persico è diventata la priorità assoluta per le principali cancellerie europee. In una telefonata strategica, la premier Giorgia Meloni, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno discusso le opzioni per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, minacciata dall’inasprimento del conflitto.
Il comunicato di Downing Street parla esplicitamente della necessità di sostenere la navigazione commerciale mentre “il quadro delle minacce si evolve”. Tuttavia, l’interpretazione di queste parole come un’apertura a una scorta navale armata per i mercantili ha sollevato immediati dubbi tattici.
Secondo fonti informate, l’invio di una missione di scorta non sarebbe considerato un’opzione praticabile in questa fase per due motivi principali. Il primo è l’effetto “Pull Factor”: il timore è che la presenza di navi da guerra europee a protezione dei mercantili finisca per trasformare questi ultimi in bersagli ancora più appetibili per i raid iraniani.
Il secondo è che gli stessi partner regionali della zona avrebbero sconsigliato agli europei una mossa simile, per il timore che possa innescare una reazione a catena incontrollabile.
Durante il colloquio, Starmer ha aggiornato Meloni e Merz sulle misure difensive già adottate dal Regno Unito negli ultimi giorni a supporto dei partner del Golfo. I tre leader hanno concordato sulla “vitale importanza della libertà di navigazione” e sulla necessità di una cooperazione strettissima per fronteggiare l’escalation in corso.
L’assenza del presidente francese Emmanuel Macron alla telefonata è stata giustificata dall’Eliseo con il suo impegno diretto a bordo della portaerei Charles De Gaulle, simbolo della proiezione di forza francese nel Mediterraneo e verso il Medio Oriente.
Il colloquio è avvenuto dopo la telefonata del 6 marzo scorso, di cui aveva dato notizia sempre Downing Street, tra i leader di Italia e Regno Unito, Germania e Francia. Sono previsti nuovi contatti nei prossimi giorni per definire se e come intervenire senza trasformare la crisi energetica in uno scontro militare diretto.