ROMA - I vertici militari e dell’intelligence italiana si sono riuniti alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto e del sottosegretario Alfredo Mantovano per fare il punto sulla crisi nell’area del Golfo, innescata dall’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
L’incontro è servito ad aggiornare il quadro sugli sviluppi militari e sulle informazioni raccolte dai servizi, in una fase di crescente tensione nella regione, considerata strategica per gli equilibri energetici globali.
Crosetto ha ribadito la posizione italiana escludendo un coinvolgimento diretto nel conflitto. “L'Italia non partecipa a questa guerra, nessuna Nazione europea partecipa a questa guerra, non è una guerra nostra”.
Al centro delle preoccupazioni c’è lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il transito di energia a livello mondiale. “Abbiamo tutto l'interesse, tutto il mondo ha l'interesse che Hormuz non sia coinvolta all'interno di questa guerra, perché dallo Stretto di Hormuz passa oltre il 20% del gas e del petrolio che ogni giorno riforniscono tutto il resto del mondo”, ha spiegato, sottolineando la necessità di una soluzione condivisa a livello internazionale.
Il ministro ha indicato come possibile strada una missione sotto egida Onu. “Noi come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell'energia a Hormuz”, chiarendo però che l’invio di navi senza una cornice condivisa rischierebbe di essere interpretato come un coinvolgimento nel conflitto. “Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace”.
“Il modo per crearlo è quello di partire magari da un'organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite”, ha aggiunto, precisando che un’eventuale partecipazione italiana richiederebbe comunque il via libera del Parlamento e garantirebbe una cornice di sicurezza.
Crosetto ha poi toccato anche il tema dei rapporti con la Russia, chiarendo che la linea italiana resta invariata. “La postura nei confronti della Russia non cambia nazionalmente. Se cambiasse dovrebbe essere una decisione europea e non mi pare che ci siano i requisiti perché cambi”, osservando come il nodo principale in questa fase sia il prezzo dell’energia più che l’approvvigionamento.
Il ministro ha infine collegato ogni possibile evoluzione dei rapporti con Mosca alla fine della guerra in Ucraina. “Il tema nei confronti della Russia e del futuro rapporto rientra all'interno della costruzione della pace ucraina. Certo che le sanzioni imposte alla Russia e la possibilità di contrattare saranno prima o poi messe sul tavolo, ma dal giorno dopo in cui risolveremo la crisi ucraina”.