WASHINGTON - In una mossa che ha scosso le cancellerie europee, gli Stati Uniti hanno annunciato la rimozione temporanea delle sanzioni su alcuni prodotti petroliferi russi. Il provvedimento, firmato dall’amministrazione di Donald Trump, è una risposta diretta alla crisi energetica globale innescata dal blocco dello Stretto di Hormuz, che ha spinto il greggio stabilmente sopra i 100 dollari al barile. 

Il Segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha comunicato che dal 12 marzo all’11 aprile sarà consentito l’acquisto di petrolio russo attualmente bloccato sulle navi per “aumentare la portata globale delle forniture”. L’atto si applica solo al greggio caricato a partire dal 12 marzo e scadrà tra un mese. 

Bessent ha minimizzato l’impatto finanziario per il Cremlino, sostenendo che si tratti di greggio già in transito e che non fornirà un vantaggio significativo alla macchina bellica di Putin. 

Nonostante le rassicurazioni, la decisione ha aperto una profonda crepa con il fronte europeo. Dalla Francia il presidente Emmanuel Macron ha tuonato contro la misura, affermando che la crisi a Hormuz “non giustifica in alcun modo” l’allentamento della pressione su Mosca. 

A queste parole ha fatto eco il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha parlato di un “grave colpo” per il suo Paese, avvertendo che revocare le sanzioni all’aggressore russo crea un precedente pericoloso. La ministra dell’Economia tedesca, Katherina Reiche, ha direttamente accusato Washington di “alimentare il bottino di guerra” di Vladimir Putin. 

Oltre alla mossa statunitense e al rilascio di 400 milioni di barili da parte dell’Aie, numerosi Paesi hanno adottato misure drastiche per fronteggiare la crisi. Il Giappone rilascerà 80 milioni di barili di petrolio a partire da lunedì, mentre la Corea del Sud ha introdotto un tetto massimo ai prezzi della benzina, fissandolo a circa 1,17 dollari al litro per la prima volta in trent’anni.  

L’Australia, invece, ha immesso nel mercato 762 milioni di litri dalle proprie riserve e ridotto gli standard di qualità del carburante per favorire il settore agricolo. Parallelamente, Pakistan e Bangladesh hanno optato per la chiusura delle scuole, il ricorso forzato allo smart working e tagli ai consumi elettrici destinati all’aria condizionata.