SANTIAGO DEL CILE - Il processo di transizione del governo in Cile ha subito una brusca interruzione martedì 3 marzo, dopo lo scontro tra il presidente uscente Gabriel Boric e il presidente eletto José Antonio Kast.
La rottura è avvenuta in seguito alla sospensione improvvisa dell’ultima riunione tra le due amministrazioni alla Moneda, sede del governo, nel mezzo di accuse reciproche di scarsa trasparenza e presunte dichiarazioni false riguardo al controverso progetto di un cavo sottomarino tra Cina e Cile.
Dopo aver annullato l’incontro finale del processo di transizione, Kast ha convocato una conferenza stampa nella quale ha spiegato le ragioni della sua decisione. “Non confidiamo nelle informazioni che ci stanno consegnando”, ha dichiarato, sostenendo che il suo team avrebbe riscontrato “mancanza di informazione” e “mancanza di trasparenza” in diversi ministeri e uffici pubblici. L’incontro tra i due leader si è concluso improvvisamente dopo poco più di venti minuti di conversazione.
Dal canto suo, Boric ha replicato pubblicamente alle accuse ricostruendo la sequenza degli eventi. Il presidente uscente ha affermato di aver contattato telefonicamente Kast il 18 febbraio per discutere diversi temi, tra cui la delicata questione del cavo con la Cina. Secondo Boric, si trattava di una decisione geopoliticamente sensibile che richiedeva un coordinamento tra l’amministrazione uscente e quella entrante, soprattutto dopo le pressioni e le minacce ricevute dagli Stati Uniti durante la normale procedura di concessione del progetto.
Il capo dello Stato ha inoltre ricordato che il 20 febbraio Washington aveva imposto sanzioni a tre funzionari del governo cileno, tra cui il ministro dei Trasporti e delle Telecomunicazioni Juan Carlos Muñoz, accusati di “minare la sicurezza regionale”. Boric ha raccontato che quello stesso giorno, mentre si trovava a Rapa Nui per attività ufficiali, aveva tentato ripetutamente di contattare Kast senza riuscirci, attribuendo il mancato dialogo a una “mancanza di volontà” da parte del presidente eletto.
Uno dei punti centrali della disputa riguarda proprio il contenuto della telefonata del 18 febbraio. Boric sostiene di aver informato Kast del progetto del cavo settimane prima che la questione diventasse una polemica pubblica. Durante l’incontro alla Moneda, però, il presidente eletto avrebbe chiesto al mandatario uscente di ritrattare queste dichiarazioni. Boric ha affermato di essersi rifiutato perché le considera veritiere e ha spiegato che, a quel punto, Kast avrebbe deciso di sospendere i successivi incontri bilaterali tra i rispettivi ministri.
La versione del presidente eletto è diversa. Kast ha confermato che la telefonata è avvenuta, ma ha sostenuto che si trattò soltanto di “enunciazioni” e non di un’informazione completa su una questione che considera di grande importanza strategica per il Paese. Per questo avrebbe chiesto un chiarimento pubblico delle parole del presidente uscente.
La rottura rappresenta un brusco cambio di clima rispetto alle settimane precedenti. Il processo di transizione, iniziato il 15 dicembre, il giorno successivo alla vittoria elettorale di Kast, si era finora svolto in modo relativamente cordiale. I due leader si erano incontrati in tre occasioni e avevano persino partecipato insieme a una conferenza stampa dopo i megaincendi che hanno causato almeno 21 morti nel centro-sud del Cile, in un gesto interpretato come segnale di unità nazionale.
L’episodio di oggi apre tuttavia uno scenario più teso a soli otto giorni dal passaggio ufficiale di poteri. Nonostante la rottura, Kast ha assicurato che il suo team continuerà a prepararsi per assumere il governo, organizzando e raccogliendo autonomamente le informazioni necessarie. Poco dopo le dichiarazioni del presidente eletto, Boric ha pubblicato un messaggio sui social esprimendo rammarico per la decisione di interrompere il dialogo, sostenendo che abbia offuscato la tradizione repubblicana cilena di realizzare una transizione ordinata, ma ribadendo la propria disponibilità a proseguire le conversazioni.