BUENOS AIRES – Tutti con Cristina Kirchner. Con una task force convocata al Congresso per reclamare “un trattamento equo”, per la ex presidente, che sta scontando ai domiciliari una condanna per corruzione per la causa Vialidad.

Militanti, organismi per i diritti umani, artisti e intellettuali denunciano nei suoi confronti un accanimento persecutorio della giustizia, che impone misure e controlli estremamente rigorosi e punitivi (rispetto alle visite) o inutili (come l’uso della cavigliera elettronica). Provvedimenti che, secondo i sostenitori di Cristina Kirchner, stridono con i privilegi di cui godono i militari della dittatura condannati per delitti contro l’umanità e sottoposti allo stesso regime carcerario.

“Quelli che hanno ucciso i nostri figli – dice Taty Almeida delle Madres de Plaza de Mayo – sono liberi di uscire per andare a messa o addirittura di organizzare feste danzanti nelle proprie case, con cantanti famosi e decine di invitati”.

Tra le voci che si sono legate per protestare per questa situazione c’è quella di Adolfo Pérez de Esquivel, premio Nobel per la Pace, la Madre de Plaza de Mayo Taty Almeida, la musicista Teresa Parodi, l’ex ministro e oggi senatore Wado de Pedro, il politico Jorge Taiana, tutti personaggi legati al kirchnerismo e peronismo.

E tutti accomunati da una convinzione granitica: Cristina è innocente e deve essere liberata.

Per Pérez de Esquivel, la ex presidente è vittima di un’operazione di lawfare, cioè l’utilizzo della magistratura e dei processi per togliere di mezzo un avversario politico.

“Lo stesso è stato fatto in Brasile con Lula, di cui sono amico dagli anni ‘70”, dice, alludendo alla causa Lava Jato, un processo per corruzione, con successiva condanna e arresto, a causa del quale non poté presentarsi, nel 2018, alle elezioni, vinte in quella tornata da Jair Bolsonaro.

Al centro del tavolo, da sinistra, Carlos Pisoni, Taty Almeida, Pérez de Esquivel e Teresa Parodi. (Foto: F. Capelli)

Carlos Pisoni, figlio di desaparecidos e membro di HIJOS, raggruppamento di figli delle vittime della dittatura, spiega che gli organismi per i diritti umani presenteranno una nota ai giudici del Tribunal oral federal 2, che ha processato Cristina, per chiedere coerenza e adesione ai principi di uguaglianza nell’applicare le restrizioni alle persone detenute ai domiciliari.

Guillermo Pérez Rossi, neonato appropriato nel 1978 e che ha recuperato la propria identità nel 2003, ha partecipato all’evento come rappresentante di Abuelas de Plaza de Mayo, dato che la presidente Estela Carlotto, 95enne, in questi giorni è stata coinvolta in un tour de force di eventi e necessita un po’ di riposo. Ha ricordato come Cristina, da senatrice, aveva spontaneamente rinunciato all’immunità parlamentare per anticipare le indagini nei suoi confronti anche prima della scadenza del proprio mandato, senza mai cercare di ostacolare la giustizia.

Da sinistra, Jorge Taiana, Liliana Herrero, Wado De Pedro. (Foto: F. Capelli)

Teresa Parodi ha ricordato l’importanza della voce degli artisti nella difesa dei valori democratici e ha menzionati altri “detenuti politici” in Argentina, come l’ex ministro Julio De Vido e la militante Milagros Salas. Mentre un’altra musicista, Liliana Herrero, ha sottolineato “il valore delle parole per tornare a pensare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo essere”.

Al momento di spiegare quali azioni si intendono intraprendere per risolvere la situazione, le risposte si fanno più vaghe. Eduardo Tavani, presidente della Assemblea permanente per i diritti umani (Apdh) ha ribadito l’iniziativa della lettera per il Tribunal oral federal 2 per chiedere un trattamento equo per Cristina. “Ma non siamo ottimisti”, dice.

Un passo ulteriore potrebbe essere la presentazione del caso al Consiglio superiore della magistratura argentina, poi un reclamo in una corte di giustizia internazionale come la Corte interamericana per i diritti umani (Cidh)

Meno probabile la riapertura del processo o la richiesta di grazia. “Queste ultime sono strategie difensive che spettano agli avvocati o alla stessa Cristina – conclude Carlos Pisoni –. Noi possiamo solo esprimerle solidarietà e chiedere l’applicazione di un trattamento giusto”.