NAPOLI - Il comitato di esperti riunito all'Ospedale Monaldi di Napoli ha espresso parere negativo sulla possibilità di effettuare un nuovo trapianto di cuore sul bambino di due anni e mezzo, al quale lo scorso dicembre era stato impiantato un organo risultato danneggiato.
La decisione è stata presa al termine di un consulto collegiale che ha coinvolto i maggiori specialisti italiani di trapianto di cuore pediatrico, chiamati a valutare la trapiantabilità del piccolo paziente dopo che nella serata di martedì era emersa la disponibilità di un nuovo cuore compatibile.
“La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà”, ha dichiarato Francesco Petruzzi, legale della madre del bambino. “Apprende la non operabilità da questo team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia, non abbiamo motivo di contraddirli”, ha aggiunto il legale, riferendo lo stato d’animo della donna dopo aver ricevuto la comunicazione della task force.
La Direzione Strategica ha provveduto a informare il Centro Nazionale Trapianti ed esprime “la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile” .
Nel frattempo, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, è giunto all’Ospedale Monaldi ed è entrato in auto nella struttura per incontrare la madre del piccolo ricoverato.
La task force di esperti, che ha visitato il bambino nella mattinata, era composta da Carlo Pace Napoleone dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell’Azienda ospedaliera di Padova, Amedeo Terzi dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti del Bambino Gesù di Roma, oltre a Guido Oppido del Monaldi, il cardiochirurgo che aveva eseguito il primo trapianto a dicembre.
Il legale della famiglia aveva in precedenza dichiarato che Oppido era “l’unico disposto a operare di nuovo il bambino” e che alla madre era stato riferito di una possibilità di riuscita dell’operazione intorno al 10%.
Oltre alla vicenda clinica, restano in corso gli accertamenti ispettivi del ministero della Salute, i cui funzionari sono giunti al Monaldi per acquisire la documentazione relativa al primo trapianto, per poi trasferirsi all’ospedale di Bolzano da cui proveniva l’organo danneggiato.