ROMA - Giorgia Meloni rientra a Palazzo Chigi dopo alcuni giorni di pausa e riunisce i suoi collaboratori per fare il punto sui principali dossier internazionali, e la linea che emerge è improntata alla prudenza: osservare come si evolverà la situazione in Venezuela, ribadendo la “legittimità di un intervento difensivo degli Stati Uniti contro la minaccia ibrida” e attendere chiarimenti sulle reali intenzioni di Donald Trump sulla Groenlandia, partendo dal presupposto del pieno sostegno italiano alla sovranità danese.
C’è poi il dossier Ucraina, che tornerà al centro di un nuovo vertice a Parigi, convocato per tentare passi avanti almeno sul fronte delle garanzie di sicurezza.
Nel frattempo, però, dal governo prevale il silenzio sia sulla crisi venezuelana sia sulla questione Groenlandia, già emersa a inizio 2025. Allora Meloni aveva escluso l’ipotesi di un’annessione da parte degli Stati Uniti, parlando piuttosto di “messaggi ad alcuni player globali” come Cina e Russia, una valutazione che tra i suoi collaboratori viene considerata ancora valida, perchè un’eventuale tensione riguarderebbe comunque un confronto tra alleati all’interno di Ue e Nato.
Resta però la consapevolezza che un’azione unilaterale statunitense aprirebbe “un enorme problema internazionale”, come ammette il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che “l’Ue deve garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Corona danese”, collegando però il tema alla necessità di rafforzare la difesa comune europea.
In questo quadro, a Palazzo Chigi si riflette anche sulla necessità di rafforzare la presenza occidentale nell’Artico, un’area ritenuta “geostrategicamente trascurata” dall’Occidente, dove invece Russia e Cina sono da tempo attive, anche sul piano militare.
Nel frattempo, le opposizioni continuano ad attaccare. Riccardo Magi di +Europa accusa la premier di essere desaparecida sul Venezuela e ironizza sulla sua assenza dal dibattito pubblico.
Il responsabile esteri del Pd Giuseppe Provenzano sottolinea invece che i richiami al diritto internazionale devono valere “sempre”, anche di fronte alle minacce sulla Groenlandia, e non solo quando risultano politicamente convenienti.