NEW YORK - Venticinque pagine di incriminazione per riscrivere la storia di un intero Paese. Nicolás Maduro, l’ormai ex presidente del Venezuela, comparirà oggi alle 12:00 (ora locale) davanti al giudice federale Alvin Hellerstein. È l’atto primo di un processo senza precedenti, che trasforma un capo di Stato nel presunto leader di un’impresa criminale globale. 

La città di New York si è svegliata blindata. Mentre a Foley Square si radunano manifestanti pro e contro l’intervento statunitense, la difesa di Maduro si prepara a dare battaglia sulla legittimità della cattura, avvenuta durante l’operazione “Absolute Resolve”. Tuttavia, con l’amministrazione Trump che ha già dichiarato di voler “gestire” il Venezuela in questa fase di transizione, la partita giuridica appare tutta in salita per l’uomo che per un decennio ha sfidato la Casa Bianca.   

Le immagini del trasferimento dal carcere di massima sicurezza di Brooklyn (Mdc) hanno fatto il giro del mondo: Maduro, in tuta arancione e manette ai polsi, è apparso visibilmente provato mentre veniva scortato dagli agenti della Dea. 

Un elicottero ha trasportato l’ex leader e la moglie, Cilia Flores, fino all’eliporto di Wall Street. Sotto lo sguardo serrato dei cecchini, Maduro ha mostrato evidenti difficoltà fisiche nel salire sul veicolo blindato che lo ha condotto al tribunale di Manhattan, necessitando dell’assistenza degli agenti federali. 

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha formalizzato un’inchiesta durata anni. Secondo i pubblici ministeri, Maduro non ha governato una nazione, ma ha gestito il Venezuela come una piattaforma logistica per il narcotraffico internazionale. 

L’accusa principale è di aver inondato le comunità statunitensi di cocaina, utilizzando l’intelligence e l’esercito venezuelano per proteggere i carichi. Il regime avrebbe finanziato organizzazioni terroristiche come le Farc colombiane e il temuto Tren de Aragua, guidato dal “Niño” Guerrero, per colpire gli interessi Usa. 

L’incriminazione non ha risparmiato la famiglia: la primera dama Cilia Flores è accusata di aver mediato tangenti, mentre il figlio, Nicolás Ernesto Maduro Guerra, avrebbe utilizzato i jet della compagnia petrolifera di Stato (Pdvsa) per coordinare le spedizioni di droga. 

Nelle pieghe del processo si nasconde un nome che potrebbe inchiodare definitivamente Maduro: Hugo “El Pollo” Carvajal. L’ex capo dell’intelligence militare, un tempo fedelissimo di Chávez e Maduro, è già nelle mani della giustizia Usa. Carvajal, che conosce ogni segreto dell’apparato di sicurezza venezuelano, è considerato il supertestimone chiave. Il rinvio della sua sentenza suggerisce che stia collaborando attivamente per puntellare le accuse contro il suo ex superiore, in cambio di uno sconto di pena. 

A presiedere questa storica udienza sarà Alvin Hellerstein, giudice ebreo ortodosso di 92 anni. Nominato da Bill Clinton nel 1998, Hellerstein è uno dei magistrati più longevi e rispettati del Distretto Meridionale di New York. Veterano dell’esercito e avvocato di lungo corso, Hellerstein ha gestito casi colossali, dai risarcimenti per l’11 settembre al processo contro Harvey Weinstein. 

Il processo si terrà nel maestoso Daniel Patrick Moynihan Courthouse, lo stesso tribunale che ha visto la condanna per narcotraffico dell’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández. Nonostante le indiscrezioni su un possibile trasferimento in Florida, New York resta al momento il cuore pulsante del procedimento. 

L’accusa sarà guidata dai procuratori dell’ufficio del Distretto Meridionale, coordinati da Jay Clayton e supportati dall’Unità per la Sicurezza Nazionale e la lotta contro gli stupefacenti. Resta ancora il velo di mistero su chi comporrà il collegio difensivo di Maduro e della moglie Cilia Flores.