Sono partiti da Sydney il 12 gennaio e durante l’intervista si trovano a Bali. Mario e Leonardo Gabrieli, padre e figlio, hanno iniziato un’impresa incredibile: attraverseranno l’Asia su una Vespa del 1976 con l’obiettivo di riportarla in Italia, a Trieste. Nessun supporto, solo loro due, la strada e un mezzo che Mario conosce “come un cavallo fidato: lento, ma affidabile”. La Vespa non è solo una scelta romantica o nostalgica. È una scelta pratica. Mario ne ha avute molte nella sua vita, ma questo modello - una PX, che considera “il miglior modello mai realizzato dalla Piaggio” - lo conosce in ogni dettaglio.
Ci ha attraversato le Alpi, ha percorso l’Europa e sa come ripararla in qualunque condizione. Tanto che, pochi giorni prima della partenza, ha dovuto smontare completamente lo scooter a causa della rottura dell’albero motore. Quattro giorni di lavoro intenso, con Leonardo accanto, prima di caricare la Vespa nel container.Il viaggio non è solo geografico, è una scelta educativa e relazionale. Leonardo frequenta lo Year 6 in Australia, un’età che il padre considera “perfetta” per un’esperienza del genere. Non per “insegnare” nel senso autoritario del termine, ma per aprire orizzonti, condividere il tempo, affrontare problemi di vita vera insieme. “Oggi vedo tanti adulti concentrati solo su se stessi - sottolinea Mario - e tanti bambini lasciati a telefoni, computer e social media. Hanno un posto e un valore, ma non possono sostituire quello che gli succede intorno”.
Leonardo è consapevole di partire con un po’ di paura, ma senza drammatizzarla. Gli piacciono i posti nuovi, il cibo, le differenze. Aveva già viaggiato con il padre in Thailandia, dove insieme avevano percorso in motorino la strada tra Chiang Mai e Pai: 764 curve di montagna. Un primo assaggio di strada, di adattamento, di scoperta.
Lungo questo percorso, le sfide non mancheranno. Mario ne parla con lucidità: il surriscaldamento del motore, le lunghe salite, l’alta quota. Due punti in particolare preoccupano: una zona vicino al Tibet e la Pamir Highway, in Tajikistan, che arriva fino a 4.600 metri. “Lì devi ascoltare la Vespa, sentire i rumori, adattare il ritmo. E Leonardo dietro è bravissimo: sente subito se c’è qualcosa di diverso”.
Il rapporto tra padre e figlio, secondo Mario, non cambierà radicalmente, ma si rafforzerà. L’idea è quella di diventare “un team di esploratori”. Un legame che si costruisce già da anni nel garage di casa, tra Vespe, go-kart autocostruiti, barche e pezzi smontati e rimontati. Un luogo di lavoro, gioco e relazione.
Mario vive in Australia da circa vent’anni. Prima Londra, poi Sydney, dove lavora nel campo del cinema e della televisione come sound engineer, sound designer e musicista. È originario di Trieste, una città che ritrova simbolicamente in Gordon’s Bay, dove dice di essersi sentito subito a casa. Suo padre, invece, non ha mai lasciato Trieste. Forse, anche per questo, il viaggio ha un valore particolare: trasmettere a suo figlio Leonardo qualcosa che lui non ha ricevuto, ma che ha costruito da solo.La filosofia che accompagna questo viaggio è radicale nella sua semplicità: il mondo non è un posto pericoloso. “Siamo troppo concentrati su noi stessi - dice Mario - e dimentichiamo che siamo in mezzo agli altri. Quando vai nelle case delle persone, nei loro luoghi, le capisci davvero. Affini l’intuito. Ed è l’unica cosa che ti fa attraversare certi posti”.
Da Bali il viaggio è solo all’inizio. La Vespa verrà scaricata dal container in modo tutt’altro che comodo, con pochi minuti a disposizione e senza aiuti. Un primo banco di prova, forse comico, sicuramente rivelatore. Poi la strada, le tappe, l’Asia centrale, il Caucaso, fino all’Italia. Tappa dopo tappa, cercheremo di seguire il viaggio di Mario e Leonardo, un viaggio lento, imperfetto, reale. Proprio come la vita.