MONTEVIDEO — Il Governo dell’Uruguay ha presentato ufficialmente il “Piano nazionale di sicurezza pubblica 2025-2035”, una tabella di marcia strategica che mira ad adattare le forze di sicurezza a una nuova realtà criminale nel Cono Sud.
Durante l’evento tenutosi alla Sociedad Criolla Elías Regules, il presidente Yamandú Orsi ha definito l’iniziativa come una “politica di Stato” necessaria per proteggere l’integrità delle istituzioni di fronte all’avanzata delle organizzazioni internazionali.
Orsi ha sottolineato che la sicurezza non può essere un “trofeo elettorale” e che il Paese deve assumersi una responsabilità collettiva per smantellare le basi logistiche e finanziarie del crimine. Per il pubblico di Argentina e Italia, l’annuncio risulta significativo, per il contrasto che presentano le attuali statistiche.
Secondo il “Rapporto preliminare sulle statistiche criminali 2025” presentato dal Ministero dell’Interno lo scorso gennaio, l’Uruguay ha chiuso l’anno con 369 omicidi, con una diminuzione del 3,4% rispetto ai 382 casi del 2024.
Nonostante questo miglioramento, il tasso si attesta a 10,3 ogni 100.000 abitanti, una cifra superiore a quella dei suoi vicini rioplatensi e drasticamente più alta rispetto alla media italiana, il che spiega l’urgenza di una riforma strutturale che vada oltre i cicli di governo.
La diagnosi ufficiale alla base delle 130 misure del piano indica che la natura della violenza in Uruguay è mutata. Il Paese non funziona più soltanto come zona di transito di stupefacenti verso l’Europa, ma ha sviluppato un’infrastruttura di stoccaggio e logistica che ha professionalizzato il crimine locale.
I dati del 2025 rivelano che il 58% delle vittime di omicidio aveva precedenti penali, confermando che la maggior parte delle morti violente è legata a scontri territoriali tra clan criminali, e non alla criminalità comune, che invece ha registrato un calo del 10,5% nelle rapine e dell’8,3% nei furti.
Tra i punti centrali della nuova strategia spicca la creazione di un comando congiunto di sicurezza nelle aree di frontiera e l’inserimento di 2.000 nuovi agenti di polizia. Il piano punta fortemente sulla tecnologia, attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei reati digitali e l’implementazione di sistemi di sorveglianza che operano in modo interistituzionale tra diversi ministeri.
“Quando parliamo di tecnologia, di telecamere, di identificazione facciale, si tratta di un lavoro che interagisce fortemente con altri dicasteri come Trasporti o Sanità pubblica”, ha spiegato il presidente durante la presentazione. La riforma pone inoltre l’attenzione sul sistema penitenziario e sul controllo delle armi.
Poiché il 60% degli omicidi nel Paese viene commesso con armi da fuoco, il piano prevede un rafforzamento della tracciabilità delle munizioni e la costruzione di carceri di massima sicurezza per isolare i leader delle bande, con l’obiettivo di interrompere la catena di comando che spesso opera dall’interno degli istituti di detenzione.
Questa misura si integra con la creazione di unità specializzate nel monitoraggio dei flussi finanziari, puntando direttamente al riciclaggio di denaro come motore che sostiene l’attività criminale su larga scala. Sebbene le misure operative inizieranno ad essere applicate immediatamente, la componente legislativa del piano dovrà affrontare un’Assemblea Generale segnata dalla polarizzazione politica.
L’opposizione di centrodestra non ha partecipato all’evento di lancio, criticando la mancanza di un dialogo preliminare per la stesura del documento. Tuttavia, il ministro dell’Interno, Carlos Negro, ha difeso la proposta come una “tabella di marcia” indispensabile che combina azioni urgenti con una visione di medio periodo per garantire che l’Uruguay mantenga i suoi standard di convivenza democratica di fronte alle nuove minacce globa