L’AQUILA - Ogni anno dal 2014, una città italiana viene designata Capitale della Cultura, una nomina che il Ministero, congiuntamente a una commissione di sette esperti, assegna valutando una serie di progetti presentati dalle amministrazioni cittadine.
Con l’idea di promuovere lo sviluppo socio-economico e la rigenerazione urbana attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale e creativo, l’iniziativa funge da spinta per il turismo e la crescita territoriale.
Per il 2026 la nomina è stata assegnata alla città de L’Aquila, una candidatura fortemente voluta dal suo sindaco, Pierluigi Biondi, fin dal 2017, anno del suo insediamento: “La finalità principale del nostro progetto amministrativo è stata, sin dall’inizio, quella di accompagnare la rinascita fisica dei luoghi con una rinascita culturale e identitaria”, ha chiarito.
Il capoluogo abruzzese si era candidato, senza successo, negli anni precedenti e, sebbene non fosse stato scelto, l’intero processo ha rappresentato “un’esperienza molto importante perché ci ha permesso di maturare una visione più chiara e di rafforzare la rete culturale del territorio”, ha proseguito il Sindaco.
La consapevolezza acquisita e il lavoro messo in campo in quell’occasione sono stati fondamentali per stilare quello che Biondi ha definito “un progetto strategico per il futuro della città e dell’intero territorio”. Secondo il Primo cittadino, la proclamazione a Capitale italiana della Cultura è “il riconoscimento di una politica pubblica che ha scelto la Cultura come infrastruttura civile, economica e sociale”.
Un percorso costruito nel tempo con una visione chiara: quella di affiancare alla ricostruzione materiale - dopo il terremoto del 2009 - una strategia culturale di rilancio del territorio. E, seguendo questa visione, il dossier preparato per la commissione di esperti ha voluto mettere al centro l’idea della Cultura come strumento di coesione territoriale e di sviluppo sostenibile.
“Il progetto – ha spiegato Biondi - non riguarda soltanto la città de L'Aquila, ma un territorio molto più ampio, che comprende le aree interne dell’Appennino e coinvolge una rete di comunità e istituzioni, tra cui anche la città di Rieti. Ecco perché, nella campagna pubblicitaria si parla di “un territorio, mille capitali”, perché la Capitale della Cultura non è un centro isolato, ma una rete di borghi, istituzioni culturali, paesaggi e comunità che, insieme, costruiscono un sistema.
Un altro elemento messo al centro del progetto è il ruolo delle città medie, che, come ha illustrato il Sindaco, “rappresentano il punto di equilibrio tra le grandi metropoli e i territori più piccoli. Senza città medie forti non esistono aree interne vitali. L’Aquila vuole interpretare questa funzione, mettendosi al servizio di un territorio più ampio e costruendo relazioni tra comunità che condividono storia, paesaggi e identità”.
Per questo 2026 non si è pensato a un semplice calendario di eventi, quindi, ma a una “strategia culturale capace di generare relazioni, opportunità e un’eredità duratura”.
L’idea di ‘Città Multiverso’, grazie a cui la città delle 99 cannelle è stata nominata Capitale italiana della Cultura per il 2026, nasce dall’identità stessa de L’Aquila, secondo le parole del Primo cittadino, perché racconta “l’identità complessa e plurale della città, che tiene insieme dimensione medievale e contemporanea, spiritualità e ricerca scientifica, produzione artistica e paesaggio naturale, formazione e innovazione”.
Il multiverso aquilano è fatto di tante dimensioni, che attraversano la memoria storica, la ricostruzione della città, la presenza dell’università e dei centri di ricerca, ma anche il patrimonio artistico e la vitalità culturale delle nuove generazioni.
Tutti elementi che convivono e dialogano armonicamente tra loro, rendendo L’Aquila un luogo unico, capace di proiettarsi nel futuro senza tuttavia perdere il legame con le proprie radici. Una pluralità di identità che, in occasione della nomina a Capitale della Cultura, si è voluta rappresentare attraverso oltre 300 iniziative culturali organizzate e articolate su cinque filoni tematici: multiculturalità, multidisciplinarietà, multitemporalità, multiriproducibilità, multinaturalità.
Con in mente l’obiettivo di sviluppare coesione sociale, benessere, innovazione e sostenibilità ambientale. Ad affiancare il ricco susseguirsi di eventi e di partecipazioni artistiche, si affianca il patrimonio culturale del territorio, rappresentato dalle grandi istituzioni che da decenni animano la vita artistica della città e di tutta la regione, come il Teatro Stabile d’Abruzzo o l’Istituzione Sinfonica Abruzzese che, insieme alle realtà associative e culturali del territorio, “contribuiscono a rendere L’Aquila un centro di produzione artistica e musicale riconosciuto ben oltre i confini regionali”, ha affermato Biondi.
Formazione e ricerca rappresentano un altro fiore all’occhiello della realtà aquilana, dove arte, musica, scienza e innovazione si fondono per creare quello che il Sindaco ha definito un “ecosistema culturale e scientifico di altissimo livello”.
Un anno stimolante per i cittadini aquilani e abruzzesi, dodici mesi che Pierluigi Biondi si auspica possano imprimere una trasformazione, capace di “lasciare ai cittadini nuovi luoghi della cultura, nuove opportunità per le imprese creative e soprattutto una maggiore consapevolezza del valore del nostro patrimonio”.
Parlando di numeri, l’Amministrazione in carica ha investito oltre 50 milioni di euro in politiche culturali dal suo insediamento e 16 milioni per il progetto di Capitale 2026.
“La responsabilità che comporta questo titolo, tutt’altro che celebrativo, è grande: dimostrare che la cultura può generare sviluppo, coesione, attrattività e qualità della vita, soprattutto in una città che ha vissuto una frattura profonda come il terremoto del 2009. Capitale 2026 è per noi un acceleratore di processi già in atto e, soprattutto, un impegno a lasciare un’eredità duratura alle nuove generazioni”, ha sottolineato il Sindaco.
Biondi rivolge un pensiero anche alla comunità italiana e abruzzese che ha avuto recentemente l’occasione di incontrare durante un viaggio istituzionale in Australia. “Ho percepito un legame molto forte con la terra d’origine, fatto di memoria, di affetto e di identità. A loro vorrei dire che L’Aquila oggi è una città profondamente cambiata: una città che sta recuperando i suoi monumenti, che sta investendo nella Cultura e che sta diventando sempre più attrattiva anche dal punto di vista turistico”.
Sono molti gli aquilani e gli abruzzesi che hanno costruito la loro vita in Australia, “ma non hanno mai perso il rapporto con la loro terra”, ha ricordato il Primo cittadino.
Essere la Capitale italiana della Cultura rappresenta “un’occasione per rafforzare questo legame. È un invito a tornare, a riscoprire i luoghi delle proprie radici, ma anche a guardare con orgoglio a una città che oggi rappresenta un esempio di rinascita. La Cultura, in fondo, serve proprio a questo: mantenere viva l’identità di una comunità, anche quando quella comunità è sparsa in tutto il mondo”.