NEW YORK - Nella mattinata australiana di venerdì il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è salito sul palco dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il suo intervento davanti ai delegati dei 193 Paesi membri presenti.

Il Ministro ha subito affrontato il tema dell’instabilità mondiale, ricordando che la posizione italiana è di contrapporre “alla legge del più forte, la forza della legge”.

La missione di Roma è utilizzare la diplomazia per “costruire ponti, aprire nuove strade e mantenere vivo il dialogo anche quando sembra impossibile. Lavorare per la pace, la prosperità e la crescita, perché la crescita genera prosperità e la prosperità, a sua volta, consolida la pace”.

“L’ordine mondiale emerso dopo la Seconda guerra mondiale si sta disgregando” ammonisce Tajani che invita poi le Nazioni Unite a “immaginare il futuro”, ma per farlo è necessario avere la capacità di “riconoscere i propri limiti, superare la propria paralisi e riformare i propri strumenti”, pur continuando ad essere il luogo in cui “il conflitto lascia spazio al dialogo, lo scontro alla diplomazia e la paura alla ricerca di soluzioni condivise”.

L’Italia, sottolinea ancora il Ministro, “crede in questa istituzione, nel suo valore e nel suo ruolo centrale”.

Il discorso tocca anche la delicata questione della migrazione partendo dal Piano Mattei che coinvolge 18 Paesi e “si fonda su un’idea semplice: non decidere per l’Africa, ma decidere con l’Africa”, con cui anziché inviare “aiuti calati dall’alto”, si è immaginato un “partenariato tra pari: nell’agricoltura e nell’energia, nell’istruzione e nella formazione, nelle infrastrutture e nel settore farmaceutico”, spiega il Ministro.

Tajani prosegue l’intervento ricordando il sostegno italiano alla causa ucraina “per tutto il tempo necessario” e invitando Mosca al dialogo, anche alla luce della sua appartenenza al Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite come membro permanente.

E, a questo riguardo, Tajani ha fatto un passaggio anche sui recenti episodi di guerra ibrida russa contro l’Europa.

Come già invocato dal presidente francese Emmanuel Macron e dal leader britannico Andy Burnham, anche Antonio Tajani si è schierato per una soluzione a due Stati come possibile soluzione per il conflitto tra Israele e Palestina, invitando a porre fine alle sofferenze della popolazione civile nella Striscia di Gaza attraverso il consolidamento della tregua e l’ingresso di aiuti umanitari.

“La pace – ha concluso – non è un’eredità acquisita una volta per tutte. È una responsabilità che dobbiamo assumerci ogni giorno”.