CANBERRA - A distanza di anni dalla pandemia, il movimento dalle grandi città verso le aree regionali australiane continua con intensità, ma con una dinamica più articolata di quanto possa apparire.
Non si tratta solo di un esodo urbano: in molti casi sono gli stessi residenti delle regioni a spostarsi verso centri ancora più piccoli.
Secondo il Regional Movers Index del Regional Australia Institute, le zone più lontane dai tradizionali bacini pendolari sono quelle che crescono più rapidamente. In particolare, le aree del sud del Paese stanno registrando aumenti marcati nei flussi migratori interni.
Un caso emblematico è la Meander Valley, nel nord della Tasmania, vicino a Devonport. Qui la migrazione netta interna è quintuplicata nell’anno fino a dicembre 2025. Tuttavia, gran parte di questo incremento è dovuto a persone che già vivevano fuori dalle capitali, non a nuovi arrivi dalle grandi città.
Lo stesso schema si osserva in altri centri in espansione come Loddon, nei pressi di Bendigo, e Bridgetown-Greenbushes nel sud-ovest del Western Australia, dove la crescita supera il 400 per cento. Anche in questi casi, il fenomeno è trainato soprattutto da movimenti interni alle regioni.
Tra le destinazioni preferite da chi lascia le capitali resta la Sunshine Coast, che continua ad attrarre nuovi residenti in cerca di uno stile di vita meno frenetico. Ma anche qui si nota uno spostamento progressivo verso aree più periferiche, dove i prezzi delle abitazioni sono più accessibili.
Il costo della casa rimane infatti il principale fattore alla base di queste scelte. Dati recenti indicano che circa un quarto dei nuovi acquirenti alla prima casa sceglie oggi una località regionale. La pressione sui prezzi nelle città e nei centri più richiesti spinge sempre più persone a guardare oltre.
Allo stesso tempo, alcune destinazioni storicamente popolari stanno rallentando. Gold Coast, Geelong e Lake Macquarie registrano una crescita più contenuta, segnale che chi si sposta cerca soluzioni ancora più economiche e meno congestionate.
Il fenomeno apre però nuove sfide. L’aumento della popolazione richiede investimenti in infrastrutture, servizi e alloggi. Il Regional Australia Institute insiste sulla necessità di destinare una quota maggiore di risorse alle aree regionali, per accompagnare una trasformazione che non è più episodica ma strutturale.
Nel quadro generale si intravede un cambiamento più ampio: non un semplice spostamento temporaneo, ma una ridefinizione graduale del rapporto tra città e territorio, guidata da costi, qualità della vita e nuove modalità di lavoro.