BUDAPEST - La vittoria schiacciante del leader europeista Peter Magyar alle elezioni legislative segna un drastico cambio di fase per l’Ungheria e per gli equilibri dell’intero continente. Con quasi il 99% dei voti scrutinati, i dati dell’Ufficio Elettorale Nazionale (Nvi) confermano che il partito Tisza si è assicurato 138 seggi su 199. Questo risultato garantisce a Magyar la supermaggioranza dei due terzi necessaria per emendare la Costituzione, mettendo ufficialmente fine a 16 anni di governo di Viktor Orbán. 

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha accolto il risultato con entusiasmo durante un punto stampa al Vip Point di Bruxelles. “Oggi l’Europa è ungherese, senza alcun dubbio”, ha esordito, paragonando il coraggio del popolo magiaro a quello dimostrato durante la rivolta del 1956 e la caduta del Muro nel 1989. 

La presidente ha annunciato che la Commissione lavorerà “intensamente” con il nuovo governo per sbloccare i fondi Ue destinati all’Ungheria, sottolineando che il popolo ungherese li “merita”. La priorità immediata sarà però lo sblocco del prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina (2026-27) e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, finora paralizzati dai veti del governo uscente. “Magyar ha le idee molto chiare sul percorso europeo”, ha chiosato la presidente, “il vostro futuro è il nostro futuro”. 

Il presidente francese Emmanuel Macron, dopo un colloquio telefonico con Magyar, ha celebrato su X la “vittoria della partecipazione democratica”, promettendo di far avanzare insieme un’Europa “più sovrana” per la sicurezza e la competitività del continente. Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha rivolto un appello a Magyar per “unire le forze per un’Europa forte, sicura e soprattutto unita”. 

Anche il primo ministro britannico Keir Starmer e lo spagnolo Pedro Sánchez hanno parlato di un “momento storico” in cui vincono i valori comuni dell’Unione. Dall’Italia, Elly Schlein, segretaria del Pd, ha salutato il “vento di cambiamento”, affermando che con Orbán perdono anche i suoi alleati sovranisti, da Trump a Meloni. 

La posizione della premier italiana Giorgia Meloni è stata caratterizzata da un delicato equilibrio: da un lato si è congratulata con Magyar per la “netta vittoria”, dall’altro ha voluto salutare pubblicamente l’alleato uscente. “Ringrazio il mio amico Viktor Orbán per l’intensa collaborazione di questi anni”, ha scritto su X, dicendosi certa che l’amicizia tra le due nazioni continuerà con spirito costruttivo nonostante il cambio di leadership. 

Dal fronte opposto, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha espresso il rispetto della Russia per la scelta degli elettori, auspicando relazioni “pragmatiche” con la nuova leadership. Pur ammettendo che la reciprocità con gli europei è attualmente difficile, Mosca si è detta aperta al dialogo e “paziente” nel vedere quali saranno le prime mosse concrete del governo Magyar. 

L’importanza globale del voto è stata sottolineata dalla mobilitazione degli ultraconservatori Usa. Donald Trump aveva espresso il suo “completo e totale sostegno” a Orbán su Truth, definendolo un combattente che non avrebbe mai deluso il popolo ungherese. Anche il vicepresidente JD Vance si era recato a Budapest nei giorni scorsi, accusando l’Ue di interferenze durante un comizio accanto al premier uscente. Tuttavia, la retorica del “nemico esterno” e gli attacchi contro George Soros non sono bastati a Orbán per mantenere il potere. 

Tra i più entusiasti figura il primo ministro polacco Donald Tusk, che ha definito quella di Tisza una “vittoria gloriosa” contro la corruzione e l’autoritarismo. “Ungheria, Polonia, Europa di nuovo insieme!“, ha esultato Tusk, sottolineando come la regione stia dimostrando di non essere condannata a regimi illiberali. 

I due leader hanno già concordato che Varsavia sarà la prima meta internazionale di Peter Magyar. Oltre a rilanciare la cooperazione nel Gruppo di Visegrád, il cambio di governo a Budapest potrebbe avere ripercussioni giudiziarie in Polonia: Tusk ha infatti accennato alla possibilità che finisca l’asilo concesso da Orbán ai due ex ministri polacchi Zbigniew Ziobro e Marcin Romanowski, auspicando un loro rapido ritorno in patria per rispondere alla giustizia. 

L’ex presidente Usa Barack Obama ha riassunto il sentimento di molti osservatori definendo il voto un “promemoria della resilienza della democrazia”. Magyar, un tempo membro di alto profilo del Fidész e oggi suo principale demolitore, si è impegnato a riportare l’Ungheria “sul cammino europeo”, garantendo il rispetto dello Stato di diritto e una posizione netta contro ogni tentativo di riportare il Paese nell’orbita di Mosca.