COPENHAGEN – Il primo ministro danese Mette Frederiksen esce vincitrice ma indebolita dalle elezioni, con il blocco di sinistra in testa ma senza una maggioranza chiara nel Parlamento.
Secondo gli exit poll, la coalizione progressista avrebbe ottenuto tra 83 e 86 seggi dei 179 del Folketing, contro i 75-78 della Destra. Un vantaggio insufficiente per governare in autonomia, che apre a trattative complesse per la formazione di un nuovo esecutivo.
Il risultato rappresenta anche un arretramento per i Socialdemocratici, che registrano il peggior dato da oltre un secolo, con un consenso stimato tra il 19,2% e il 21%, in forte calo rispetto al 27,5% della precedente elezione.
Frederiksen, al potere dal 2019, aveva puntato sulla sua esperienza nella gestione delle crisi internazionali, in particolare sul confronto con il presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia e sul rafforzamento della difesa dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Tuttavia, la campagna elettorale è stata dominata da questioni interne. Il costo della vita, il dibattito su una possibile tassa sulla ricchezza, l’immigrazione e le preoccupazioni ambientali hanno pesato più delle tensioni geopolitiche.
Molti elettori hanno criticato Frederiksen per aver concentrato l’attenzione su temi internazionali a scapito delle difficoltà quotidiane. “L’ambiente e la stabilità del governo sono le priorità”, ha detto un elettore a Copenhagen, riflettendo un sentimento diffuso.
Frederiksen aveva anticipato il voto rispetto alla scadenza prevista, cercando di sfruttare un momento favorevole legato alla sua posizione sulla Groenlandia, dopo le dichiarazioni di Trump sull’isola. Ma il tema si è progressivamente raffreddato, lasciando spazio alle questioni economiche.
Ora la formazione del governo appare incerta. Il primo ministro potrebbe essere costretta a costruire una maggioranza trasversale, simile all’attuale esecutivo che unisce forze di orientamento diverso.
Determinante potrebbe essere il ruolo dei Moderati, partito centrista guidato dal ministro degli Esteri Lars Lokke Rasmussen, che potrebbe decidere quale blocco sostenere.
Anche i rappresentanti della Groenlandia e delle Isole Faroe, territori autonomi, potrebbero avere un peso decisivo nei negoziati.
Il voto segna quindi un passaggio delicato per la politica danese: la Sinistra resta avanti, ma senza una direzione chiara.