COPENAGHEN – Voto anticipato dall’autunno prossimo al 24 marzo. Campagna elettorale lampo, a trazione europeista e anti-Trump. Il caso Groenlandia, che continua ad alimentare tensioni tra gli Usa e la Danimarca, stravolge la scena politica di Copenaghen e induce la prima ministra Mette Frederiksen a giocarsi il tutto per tutto per la riconferma.
Parlando al Folketing, il Parlamento danese, la leader ha annunciato di voler anticipare le elezioni politiche. “Cari danesi, oggi ho chiesto a Sua Maestà il Re di indire le elezioni per il Folketing. Il fatto che io continui a ricoprire la carica di Primo ministro dipenderà dalla forza del mandato che darete ai socialdemocratici”, ha annunciato Frederiksen.
La Danimarca, assieme alla Svezia, era tra i Paesi membri chiamata al voto dopo l’estate, prima di quel 2027 che, a livello elettorale, vedrà Francia, Polonia, Italia e Spagna alle urne. La parabola di Frederiksen, leader socialista che ha fatto della sicurezza una delle sue priorità, a livello nazionale era apparsa in declino negli ultimi mesi.
Le Municipali dello scorso dicembre, per il Socialistisk Folkeparti sono state disastrose. A Copenaghen, dopo 122 anni, i socialisti hanno perso la guida della Capitale, a scapito di un’alleanza rosso-verde. Ma, negli ultimi tempi, qualcosa è cambiato nel Paese della Sirenetta.
L’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia ha impennato l’europeismo di una popolazione tradizionalmente scettica nei confronti delle istituzioni comunitarie. L’opposizione di Frederiksen alle provocazioni del tycoon sembra averla risollevata nei sondaggi, amalgamando gli elettori verso un nemico comune e fiaccando i sovranisti locali, rappresentati dal Partito del Popolo danese.
“Anche se in Danimarca è in corso una campagna elettorale, il mondo là fuori non aspetta. Come tutti sanno, il conflitto sulla Groenlandia non è ancora finito. Il governo continuerà ovviamente a tutelare gli interessi della Danimarca”, ha sottolineato la prima ministra.
Nota per i suoi modi assertivi, Frederiksen a gennaio ha terminato il semestre di presidenza Ue a guida danese, tutto focalizzato sulla difesa comune, vera e propria ossessione della leader, sul sostegno all’Ucraina e sulla ricerca di un equilibrio tra le politiche ambientaliste - tra le bandiere dei socialisti danesi - e il nuovo trend anti-Green Deal emerso nella Commissione.
Leader apprezzatissima nel quartier generale europeo, Frederiksen è stata anche accostata ai potenziali candidati per la guida della Commissione per il post-von der Leyen.
Con la numero uno dell’esecutivo europeo il rapporto è strettissimo. Assieme, a marzo, le due leader saranno proprio in Groenlandia in un viaggio dal forte significato simbolico, non solo per l’Ue ma da oggi anche in vista del voto in Danimarca.
Certo, la “mossa del cavallo” messa in campo da Frederiksen non le assicura la riconferma alla guida del Paese. Al momento i socialisti governano con il partito liberale Venstre e i moderati, partito creato dal ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen dopo la scissione proprio con i liberali.