ROMA - Dai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta spunta una e-mail di David Rossi, ex capo comunicazione di Mps, all’allora presidente della banca Alessandro Profumo. Venne inviata il 3 novembre 2012 alle 18,49, quattro mesi prima della morte, e Rossi vi si lamenta di Giovanni Fava, imprenditore, ex deputato della Lega e commissario del Carroccio in Toscana fino all’aprile 2013. Lo stesso Fava è stato audito dalla Commissione e la mail gli è stata letta da Gianluca Vinci, il presidente.
“Fava cerca visibilità ma va neutralizzato e respinto con perdite perché non ha altri obiettivi, adesso, che fare la guerra al Monte”, c’è scritto nella e-mail inviata da Rossi a Profumo. E ancora: “Va affrontato in un modo o nell’altro. È pericoloso, è a capo dei leghisti locali, nostri dipendenti, tra i più attivi nel dossieraggio e nell’attività di diffamazione anonima. Negli anni scorsi stava zitto. Perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte - si legge sempre nella mail di Rossi - appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l’ha a morte pure con me, come i suoi accoliti del resto, che andavano licenziati a suo tempo visto che avevano utilizzato i nomi dei clienti della banca per trovare le firme necessarie per presentare le liste alle Provinciali 2009”, invece “vennero solo sospesi per un giorno”.
Nell’audizione Fava ha replicato di non aver mai saputo nulla di questa e-mail, né di tale dissapore. “Non ho mai sentito di questa cosa, è la prima volta che la sento”, ha detto ricordando però che “il contesto era un contesto di battaglia dura” ricollegando il suo impegno politico a interrogazioni parlamentari su Mps sulla fusione con Banca Agricola Mantovana. “Che loro potessero immaginare che io fossi un soggetto, tra virgolette, fastidioso, ci sta”, ha aggiunto Fava. Quanto ai tempi, “probabilmente - ha ipotizzato - è stato il periodo in cui ci fu questa assemblea dei dipendenti” di Banca Agricola Mantovana a cui era stato invitato. David Rossi morì la sera del 6 marzo 2013. “Per me un giorno come un altro nella mia vita - ha detto Fava - non avevo rapporti con Rossi, sapevo chi era, era vicepresidente della fondazione di Palazzo Te a Mantova, aveva un ruolo istituzionale, era difficile non conoscerlo; sapevo chi era ma non lo conoscevo, non lo frequentavo”.
Fava è stato chiamato in causa da testimonianze che lo indicherebbero come la persona che Rossi avrebbe incontrato il 6 marzo 2013. Ma “io a Siena non c’ero, ci tengo a ribadirlo - ha sottolineato Fava - non c’ero. Non ho mai incontrato David Rossi, non ho mai avuto richieste d’incontro da parte sua”. Fava ha chiuso dicendo di aver saputo della morte di Rossi “da un comunicato inviatomi dall’ufficio stampa della Camera”.