DAVOS - Il Forum di Davos non è ancora ufficialmente iniziato, ma Donald Trump ha già rubato la scena, dettando l’agenda del summit annuale che quest’anno registra la partecipazione record di 64 capi di Stato e di governo.  

Il presidente degli Stati Uniti è giunto nell’esclusiva località svizzera alla guida della delegazione statunitense più massiccia della storia (oltre 300 funzionari), portando con sé un clima di scontro aperto con gli alleati europei. 

Al centro della tensione ci sono i cosiddetti “dazi della Groenlandia”: Trump ha minacciato tariffe del 25% contro otto membri della Nato - tra cui Danimarca, Germania, Francia e Regno Unito - rei di aver avviato esercitazioni militari nell’Artico in risposta al progetto statunitense di acquisire il territorio danese. 

Tra i leader europei pronti al confronto diretto figurano il nuovo Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e quello finlandese Alexander Stubb. Ad attenderli troveranno anche il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha già avvertito che l’unilateralismo di Washington rischia di compromettere definitivamente le relazioni transatlantiche. 

L’edizione 2026 nasce sotto il tema “A Spirit of Dialogue”, ma lo scenario appare tutt’altro che conciliante. Børge Brende, presidente del World Economic Forum, ha riconosciuto che il summit si svolge nel contesto geopolitico più complesso dal 1945, ammettendo che il multilateralismo sta segnando il passo di fronte a potenze che agiscono sempre più in modo solitario. 

Oltre alla crisi artica, Trump porta a Davos i risultati della sua linea dura in politica estera: la cattura di Nicolás Maduro e la gestione della crisi in Iran, dove il regime mantiene un blackout totale di internet durante la repressione delle proteste. La delegazione Usa vedrà in prima linea il Segretario di Stato Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth. 

Le questioni regionali vedranno protagonisti anche il primo ministro dell’Anp Mohammed Mustafa, che attende nuovi dettagli sul “Consiglio di Pace” per Gaza gestito da Trump, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che punta a chiudere a Davos uno storico accordo con gli Usa per la ricostruzione post-bellica. Infine, si registra una particolare curiosità per l’arrivo del presidente siriano Ahmad al-Sharaa. 

Il mondo della finanza sarà rappresentato dai vertici di Bce e Fmi, Christine Lagarde e Kristalina Georgieva, insieme ai giganti tecnologici come Satya Nadella (Microsoft) e Jensen Huang (Nvidia). 

Per proteggere questa concentrazione senza precedenti di potere, la Svizzera ha blindato Davos con un dispositivo di sicurezza mai visto: 5.000 soldati, cecchini appostati, droni potenziati dall’intelligenza artificiale e la chiusura parziale dello spazio aereo. Il costo delle operazioni è stimato in circa 9 milioni di franchi svizzeri, un investimento necessario per garantire l’incolumità di oltre 300 persone con protezione internazionale.