A volte la vita compie traiettorie imprevedibili, quasi dispettose: incontri fugaci mentre siamo in viaggio, amicizie in vacanza, legami che sembrano dissolversi nel tempo, e poi, all’improvviso, il fato rimescola le carte in tavola. È la storia, tenera e sorprendente, di Michelina Brugliera e Silvana Del Sorrento, due giovani donne partite dall’Abruzzo nel 1956 e ritrovatesi dopo quasi settant’anni, dall’altra parte del mondo.
All’epoca erano poco più che ragazze. Michelina, nata a Vasto nel 1933, aveva 22 anni quando salì su una nave diretta in Australia insieme ai suoi fratelli più piccoli. Silvana, invece, di anni ne aveva appena 17: partita da Fossa, in provincia dell’Aquila, affrontava il viaggio da sola.
“Eravamo tanti abruzzesi sulla nave, forse un centinaio – ricorda Silvana – e abbiamo passato quasi un mese insieme”. Ventotto, forse trenta giorni di navigazione lenta, con tanta speranza ma anche nostalgia nel cuore. Un tempo lungo abbastanza da creare legami, brevi ma intensi, destinati – si potrebbe dire – a perdersi nella memoria.
Eppure, tra una partita a carte e una passeggiata sul ponte, nacque un’amicizia forte. Michelina, più grande e già responsabile dei fratelli, e Silvana, timida ma curiosa, con una passione trattenuta per il ballo: “Mi piaceva tantissimo ballare, ma avevo promesso a mia madre che non lo avrei fatto per evitare problemi”. Una promessa mantenuta, non senza qualche rimpianto.
Il viaggio non fu privo di difficoltà. Michelina soffriva spesso il mal di mare, tanto da attirare l’attenzione del capitano, che le faceva arrivare cibo dalla prima classe. Silvana invece osservava, imparava, si adattava. Due modi diversi di attraversare lo stesso mare, uniti da una compagnia che rendeva tutto più lieve.
Poi l’arrivo, a Port Melbourne. E come accade spesso, le vite presero direzioni diverse. Un breve contatto dopo lo sbarco, una telefonata, forse un piccolo gesto, come una sottogonna prestata per un matrimonio (anche se una delle due non si ricorda i dettagli con precisione) e poi il silenzio. Decenni di vita, famiglia, lavoro, lutti e gioie, senza più incontrarsi.
Fino a quando il destino, con una puntualità quasi ironica, ha deciso di intervenire.
È stato un caso, o forse qualcosa di più. Il nipote di Michelina, medico, incontra una paziente: Silvana. Un cognome italiano porta a fare delle domande sulle sue origini, e poi quel nome che riaccende tutto: “Io ho viaggiato su una nave nel 1956 con una ragazza abruzzese, si chiamava proprio Michelina!”. Da lì, il filo si riannoda.
“All’inizio mia madre non ricordava – racconta Philippa Brugliera, figlia di Michelina –, ma appena ha sentito il nome Silvana, le si sono illuminati gli occhi: ‘Certo che la ricordo!’”.
Il 1 aprile, a Lilydale, è avvenuto l’incontro. Nessuna esitazione, nessuna distanza. “Si sono abbracciate a lungo – prosegue Philippa – era come se il tempo non fosse passato”. Attorno a loro, le famiglie, un pranzo preparato con cura, e il racconto di vite intere da condividere.
Silvana descrive quel momento con grande emozione: “È stato bello. L’ho abbracciata. Certo, siamo entrambe fragili adesso, ma è stato davvero emozionante”.
Hanno parlato di tutto: dei figli, dei mariti ormai scomparsi, dei sogni realizzati e di quelli lasciati indietro. Ma soprattutto si sono stupite di una cosa: la velocità del tempo. Settanta anni, consumati in un attimo.
E ora, come due giovani amiche di un tempo lontano, hanno già deciso di rivedersi. Senza fretta, ma con la consapevolezza che “certi incontri non sono mai davvero finiti”.
“Dopo quasi 70 anni ci ritroviamo – conclude Silvana –. È stata una cosa meravigliosa. Una bellissima sorpresa della vita”.