NUUK - L’Europa serra i ranghi di fronte alla minaccia di Donald Trump di imporre dazi punitivi (dal 10% fino al 25% a giugno) contro gli otto Paesi Nato che hanno inviato truppe in Groenlandia. Mentre il vice portavoce della Commissione Ue, Olof Gill, predica prudenza per evitare un’escalation, a Bruxelles si lavora già a una controffensiva senza precedenti: un piano da 93 miliardi di euro che colpirebbe direttamente le aziende statunitensi. 

In vista del World Economic Forum, dove Trump è atteso tra martedì e mercoledì, l’Unione Europea intende presentarsi con una posizione di forza. Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha convocato un vertice straordinario per giovedì 22 gennaio alle ore 19:00, basato su sei punti fermi, che includono la solidarietà totale alla Danimarca e la prontezza a difendersi da ogni forma di coercizione. 

Sul tavolo c’è l’attivazione dell’Anti-Coercion Instrument (Aci), soprannominato “l’opzione nucleare commerciale”. Mai utilizzato dalla sua creazione nel 2023, questo strumento permetterebbe di limitare l’accesso al mercato unico per i colossi Usa se Washington dovesse procedere con i dazi dal 1° febbraio. 

I leader delle principali economie europee hanno espresso posizioni convergenti, pur con diverse sfumature diplomatiche. Il cancelliere tedesco ha assicurato che nonostante la linea della fermezza, cercherà un colloquio diretto con Trump a Davos mercoledì. “Vogliamo evitare l’escalation e risolvere il problema insieme - ha dichiarato - ma il governo Usa sa che siamo pronti a proteggere i nostri interessi”. 

Più battagliero, il ministro delle Finanze francese, Bruno Lescure,  ha definito “territorio inesplorato” l’uso dei dazi come arma geopolitica tra alleati, spingendo per l’uso immediato dell’Aci: “Francia e Germania concordano sulla necessità di reagire con forza e rapidità”. 

Da parte sua il primo ministro Keir Starmer, ha definito l’uso dei dazi “completamente sbagliato”, pur ammettendo che la sicurezza dell’Artico è un tema cruciale. Starmer ha ribadito che il futuro della Groenlandia appartiene solo alla sua popolazione e alla Danimarca. 

Mark Rutte, Segretario Generale Nato, avrebbe già avuto un colloquio telefonico con Trump, nel tentativo di agire come mediatore per evitare che la disputa commerciale mini la tenuta dell’Alleanza Atlantica. 

Mentre la diplomazia ferve, la Danimarca ha risposto con i fatti, annunciando un “sostanziale aumento” delle truppe a Kangerlussuaq, guidate dal Capo di Stato Maggiore Peter Boysen. Una mossa che Trump ha subito commentato su Truth Social, definendo la Danimarca incapace di proteggere l’isola dalla minaccia russa e ribadendo: “Ora è il momento, e lo faremo!”. 

Dall’altro lato della scacchiera, il Cremlino osserva con quello che il portavoce Dmitry Peskov definisce “allarmante”. Pur criticando la violazione del diritto internazionale, il portavoce ha sarcasticamente ammesso che, se Trump riuscisse nell’annessione della Groenlandia, “passerebbe alla storia mondiale”.