ROMA - Le opposizioni attaccano il governo e chiedono alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di prendere una posizione netta dopo la decisione della Corte Suprema americana che ha bocciato i dazi imposti da Donald Trump e la successiva scelta del presidente Usa di alzarli al 15% a livello globale per 150 giorni. 

“La Corte Suprema degli Stati Uniti, applicando la Costituzione, ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump, oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”, ha dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein. 

Per tutta la giornata l’esecutivo ha mantenuto una linea di prudenza, sottolineando la necessità di valutare con precisione le mosse dell’amministrazione americana. 

Serve “cautela e responsabilità”, ha affermato il ministro delle Imprese Adolfo Urso dopo la notizia iniziale di dazi al 10%. Nel pomeriggio, con l’annuncio dell’aumento delle tariffe di altri cinque punti da parte della Casa Bianca, le critiche delle opposizioni si sono fatte più compatte. 

Fino alla serata, tuttavia, da Palazzo Chigi non sono arrivate prese di posizione ufficiali, anche se una voce critica si è levata dal capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri: “La politica dei dazi non ha migliorato la situazione americana, anzi l'ha peggiorata, ha creato problemi in giro per il mondo. Perseverare nella politica dei dazi è un grave errore”. 

Il tema si intreccia anche con la campagna referendaria sulla giustizia, con le opposizioni che accusano il governo di adottare un atteggiamento simile a quello attribuito a Trump nei confronti dei giudici.  

“Giorgia Meloni e Donald Trump, di fronte a sentenze che non condividono, reagiscono allo stesso modo: gridano al complotto invece di rispettare l'autonomia della giustizia”, ha affermato Angelo Bonelli di Avs, chiedendo alla premier se intenda lavorare per far restituire alle imprese italiane le somme versate a causa dei dazi. 

Il Pd ha annunciato un’interrogazione al ministero dell’Economia per verificare la possibilità per lo Stato italiano – in qualità di azionista di società come Leonardo, Fincantieri, Eni ed Enel – di agire per recuperare eventuali somme pagate dalle controllate statunitensi alle dogane Usa. 

Anche Italia Viva, con Davide Faraone, ha parlato di “silenzio imbarazzato”, mentre il M5s, con Chiara Appendino, ha chiesto all’esecutivo di pretendere i danni da Washington o, in alternativa, di risarcire le aziende italiane colpite.  

“Le nostre imprese hanno subito un furto legalizzato: non possono essere anche beffate dal servilismo antitaliano. Sveglia: è l'ora di alzare la testa a tutela del Made in Italy, non del Made in Usa”, ha dichiarato.