ROMA - All’indomani della vittoria del No al referendum sulla giustizia arrivano le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e del capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Entrambi si sono dimessi dopo un colloquio con il ministro Carlo Nordio negli uffici di via Arenula.
Il sottosegretario era finito al centro delle polemiche per due vicende giudiziarie: la condanna in primo grado per rivelazione di segreti d’ufficio, per aver diffuso informazioni riservate sulla detenzione dell’anarchico Alfredo Cospito, e un’inchiesta della procura di Roma su una cena a cui il sottosegretario aveva partecipato in un ristorante della Capitale insieme a persone vicine alla criminalità organizzata, e a cui avrebbe partecipato anche Bartolozzi.
A queste vicende si è aggiunta la rivelazione di una società costituita da Delmastro con un imprenditore, anch’egli poi risultato vicino ad ambienti camorristici, circostanza che il deputato di Fratelli d’Italia ha sempre respinto definendola “una leggerezza”.
Bartolozzi, invece, era finita nell'occhio del ciclone anche per le sue dichiarazioni contro la magistratura durante la campagna referendaria – ‘votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione’ – e per l'indagine per false informazioni al pm nel caso Almasri.
“Ho sempre combattuto la criminalità, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso la presidente del Consiglio”, ha dichiarato Delmastro in una nota.
Le reazioni delle opposizioni non si sono fatte attendere. “Apprendiamo che si sono dimessi da pochi minuti il sottosegretario alla Giustizia Delmastro e la capo di gabinetto del ministro della Giustizia. A questo punto riteniamo necessario che il ministro Nordio venga in aula a chiarire cosa sta succedendo”, ha detto in aula il senatore Nicola Irto, segretario d’aula del Pd.
Per Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, “le dimissioni arrivate oggi rappresentano un atto tardivo ma doveroso sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni. Il fatto che siano intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente”.
Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha rivendicato il ruolo del voto popolare, sostenendo che “dopo il travolgente voto popolare di oltre 14 milioni di italiani Meloni si è dovuta arrendere. Le dimissioni di Delmastro erano assolutamente necessarie e per questo il M5S aveva presentato nei giorni scorsi una mozione di revoca”, mentre per Matteo Renzi, leader di Italia Viva, “un leader si assume le responsabilità e si dimette. Una influencer fa dimettere i sottosegretari”.
Dure anche le parole di Angelo Bonelli di Avs: “Sono stati gli italiani, con il loro voto, a mandare a casa Delmastro e Bartolozzi. Se non ci fosse stata la valanga di No, sarebbero ancora al loro posto”.
Riccardo Magi, di +Europa, rincara la dose, e arriva a chiedere le dimissioni dello stesso ministro Nordio: “Dopo tutto quello che è accaduto, dal caso Almasri fino alle modalità anti istituzionali con cui il ministro e i principali attori di via Arenula hanno condotto la campagna per il referendum, la domanda è: a che ora si dimette il ministro Nordio?”.
Nel frattempo, fonti di governo riferiscono che la premier Giorgia Meloni starebbe valutando attentamente anche le situazioni dei componenti di governo con casi giudiziari aperti, e in particolare la posizione della ministra del Turismo Daniela Santanchè - a processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia e indagata per un’ipotesi di bancarotta – potrebbe essere in bilico.