BRISBANE - Il sindacato edile CFMEU (Construction, Forestry, Maritime, Mining and Energy Union) era finito sotto una cappa di sospetti già due anni fa, quando un’inchiesta dei giornali del gruppo Nine aveva sollevato dubbi pesanti sulla gestione interna e sui legami con il crimine organizzato.

Quelle rivelazioni portarono il governo federale laburista a commissariare il sindacato e ad avviare una serie di indagini formali. Ora, un rapporto della Commissione d’inchiesta del Queensland, firmato dall’avvocato Geoffrey Watson, mette nero su bianco la portata e la sistematicità delle pratiche corruttive.

Il documento, definito per tono e contenuti insolitamente diretto, elenca decine di persone che avrebbero tratto vantaggio da un sistema basato su intimidazioni, estorsioni e favoritismi. Tra i casi citati figurano criminali condannati o sospettati di omicidio impiegati come addetti alla sicurezza e alla salute nei cantieri, parenti senza qualifiche nominati delegati sindacali e lavoratori selezionati per turni estremamente remunerativi, capaci di fruttare fino a 15mila dollari a settimana.

Secondo Watson, il fenomeno non era marginale ma strutturale. Il rapporto sostiene che, soprattutto durante l’era della leadership di John Setka, il CFMEU avrebbe imposto ai costruttori l’assunzione di bikers affiliati a Outlaw Motorcycle Gangs, soggetti violenti o dipendenti da metanfetamine. In alcuni casi, i cantieri pubblici sarebbero stati utilizzati persino come punti di distribuzione di droga. “Il sindacato è riuscito a proiettare un’ombra di paura su tutto il settore delle costruzioni”, si legge nel documento.

Le conseguenze economiche sono rilevanti. L’inchiesta stima che fino a 15 miliardi di dollari di fondi pubblici siano stati sprecati o dirottati a causa di pratiche corruttive, in particolare nei grandi progetti infrastrutturali del Victoria, come il programma Big Build da 100 miliardi di dollari. Estorsioni, accordi sindacali concessi in cambio di favori, pagamenti in contanti per ottenere un posto di lavoro e i cosiddetti “turni fantasma”, con doppi stipendi per le stesse ore, avrebbero gravato direttamente sui contribuenti.

Il rapporto evidenzia anche un clima di violenza e intimidazione, con aggressioni fisiche coperte dai vertici e una cultura interna segnata da misoginia e abusi. Per la Commissione, i veri perdenti non sono solo le imprese e i lavoratori onesti, ma l’intera collettività, chiamata a finanziare un sistema che, per anni, ha funzionato senza controlli efficaci.