MELBOURNE - Dezi Freeman, ricercato da oltre sei mesi per l’omicidio di due agenti, è stato ucciso dalla polizia nel nord-est del Victoria durante un’operazione mirata alla sua cattura.

Le autorità hanno confermato che un uomo è morto in un intervento avvenuto poco dopo le 8.30 di oggi in una proprietà rurale.

Diversi media indicano che si tratta dello stesso Freeman, noto anche come Desmond Filby, anche se la conferma formale è arrivata successivamente attraverso fonti della polizia. Nessun agente è rimasto ferito durante l’operazione.

L’uomo era accusato di aver ucciso gli agenti Neal Thompson, 59 anni, e Vadim de Waart-Hottart, 34 anni, durante l’esecuzione di un mandato a Porepunkah nell’agosto 2025. Thompson era a una settimana dalla pensione. Dopo la sparatoria, Freeman si era dato alla fuga nei boschi circostanti, facendo perdere le proprie tracce.

Da quel momento era scattata una vasta operazione di ricerca, descritta come una delle più imponenti mai condotte nel Paese. Centinaia di agenti, con l’appoggio di unità specializzate e anche dell’esercito, avevano perlustrato aree montuose, foreste, miniere abbandonate e gole, affrontando condizioni estreme tra neve e caldo intenso.

Nel corso delle indagini, la polizia aveva progressivamente ridotto le speranze di trovare Freeman vivo, arrivando a concentrare gli sforzi anche sulla possibile localizzazione del corpo. Una ricompensa da un milione di dollari, la più alta mai offerta nello Stato per un arresto, era stata messa a disposizione per ottenere informazioni decisive.

Secondo quanto emerso, l’intervento di questa mattina sarebbe stato possibile grazie a una segnalazione che indicava la presenza del ricercato all’interno di un container su una proprietà privata.

Come previsto in caso di uso letale della forza, l’episodio sarà esaminato dal medico legale e supervisionato dal Professional Standards Command della polizia.

Il segretario della Police Association Victoria, Wayne Gatt, ha definito l’esito dell’operazione “un passo avanti” per le famiglie delle vittime e per il corpo di polizia. “Non restituisce ciò che è stato perso, ma rappresenta un momento importante per chi ha lavorato senza sosta per mesi”, ha dichiarato Gatt.

La vicenda segna la conclusione di una lunga caccia all’uomo che ha lasciato un segno profondo nella comunità e nelle forze dell’ordine, ricordando la portata e i rischi delle operazioni di polizia su larga scala.