SYDNEY – Il presidente israeliano Isaac Herzog é stato accolto calorosamente a Canberra, seconda tappa della sua visita in Australia, dalla Governatrice generale Sam Mostyn.

La Governatrice ha presentato Herzog, accompagnato dalla moglie Michal, alla leader dell’opposizione Sussan Ley, il presidente della Camera Milton Dick, il parlamentare laburista Mark Dreyfus e l’inviata speciale per contrastare l’antisemitismo, Jillian Segal, prima del pranzo a cui si è unito il primo ministro Anthony Albanese.

Nel corso dell’incontro Mostyn ha consegnato a Herzog, una foto del padre Chain Herzog, presidente israeliano dal 1983 al 1993, durante la sua visita a Government House, nel 1986. “Grazie per la splendida accoglienza, mia moglie ed io siamo onorati - ha detto Herzog –. E’ un momento importante nei rapporti tra le nostre due nazioni.  Sono venuto in visita per porgere personalmente le condoglianze ai familiari delle vittime dell’attentato del 14 dicembre a Bondi, e per portare l’affetto alla comunità ebraica in Australia”.

Svariate migliaia di persone si sono assembrate sul prato attiguo al parlamento, per manifestare dissenso per la visita del presidente israeliano. Nella folla anche la leader dei verdi Larissa Waters e la collega senatrice Mehreen Faruqi, con uno striscione con la scritta “verdi per una Palestina libera”.  Il capo della polizia dell’ACT, Scott Lee, ha assicurato che le forze del Territorio sono addestrate a gestire le proteste in modo pacifico, cercando di prendere le distanze dalle scene viste a Sydney.

L’uso della forza contro i manifestanti anti-Herzog, lunedì scorso a Sydney, apre un fronte giudiziario e reputazionale per la polizia del New South Wales.

La polizia statale potrebbe trovarsi a fronteggiare conseguenze legali dopo le violenze registrate durante la manifestazione contro la visita di Herzog. Nel corso del raduno davanti alla Town Hall di Sydney, diversi agenti sono stati ripresi mentre colpivano, spingevano e spruzzavano spray urticante contro i manifestanti, alimentando polemiche che vanno ben oltre la gestione dell’ordine pubblico.

Il premier del NSW Chris Minns ha difeso l’operato delle forze dell’ordine, sostenendo che gli agenti si sono trovati ad affrontare “circostanze incredibilmente difficili”. Tuttavia, i filmati circolati sui social media rischiano di trascinare la polizia in una crisi reputazionale e giudiziaria. In alcune immagini si vede un uomo con le mani alzate colpito ripetutamente allo stomaco, in altre uomini musulmani in preghiera vengono sollevati di peso e portati via dagli agenti.

Dopo i duri scontri tra polizia e manifestanti, il primo ministro ha difeso la visita del presidente israeliano in Australia, in solidarietà con i familiari delle vittime dell’attentato terroristico dello scorso dicembre a Bondi, condannando la violenza.

A più riprese Anthony Albanese ha invitato i colleghi parlamentari ad abbassare la temperatura del dibattito negando che l’invito esteso ad Herzog di visitare il Paese abbia leso l’unità e la coesione sociale.

Anche il predecessore di Albanese a The Lodge, Malcolm Turnbull ha difeso la visita del presidente israeliano e invitato i parlamentari a smorzare i toni del dibattito: “E’ il momento di abbassare i toni e non permettere che la visita diventi un’opportunità per alimentare tensione e divisioni”, ha detto intervistato da ABC radio.

Turnbull che quando era in parlamento rappresentava il seggio di Wentworth che include Bondi ha fatto anche una riflessione sui disordini di lunedì: “Non conosco l’intero contesto, ma penso che i manifestanti avrebbero dovuto seguire le direttive della polizia e, con il senno del poi, che gli agenti avrebbe dovuto attendere che il gruppo raccolto in preghiera finisse l’orazione prima di rimuoverlo”.

Dozzine di organizzazioni musulmane hanno espresso parole di condanna per l’uso della forza delle forze dell’ordine nei confronti di musulmani in preghiera: “Quanto accaduto è inaccettabile – si legge nella nota dell’Australian Federation of Islamic Councils, l’Australian Muslim Advocacy Network, Lebanes Muslim Association, Muslim Vote e Stand for Palestine -. La polizia è intervenuta usando forza fisica contro persone inermi, che non rappresentavano nessuna minaccia all’ordine pubblico, interrompendo il loro raccoglimento religioso”.

I gruppi hanno chiesto pubbliche scuse da parte del premier Chris Minns, il ministro della polizia e i vertici della polizia, oltre alle dimissioni del Commissario capo Mal Lanyon “la cui leadership ha la responsabilità di una cultura di polizia in cui tale condotta è consentita”.

Lanyon si è poi scusato con i leader religiosi, sottolineando comunque l’esigenza degli agenti di disperdere la manifestazione: “Mi sono messo in contatto con alcuni leader musulmani per esprimere le mie scuse, ma rivendico che l’intervento delle forze dell’ordine era necessario”. 

Secondo il criminologo dell’Università di Newcastle Justin Ellis la polizia dovrà ora gestire le ricadute sulla fiducia pubblica, puntando più su un messaggio di sicurezza che sulla difesa delle tattiche adottate, ma il danno, avverte, potrebbe essere già stato fatto: “Si tratta di un livello di violenza che i civili vedono raramente in Australia, ed è proprio per questo che risulta scioccante”, ha osservato.

La parlamentare statale dei verdi Abigail Boyd sta valutando tutte le opzioni, inclusa un’azione legale, dopo essere stata spintonata dagli agenti durante il caos. Altri manifestanti potrebbero seguire la stessa strada o presentare reclami formali. L’esperienza recente mostra che il sistema giudiziario può dare ragione ai dimostranti: nel 2025, l’ex candidata dei Verdi Hannah Thomas vide cadere le accuse contro di lei dopo un arresto violento, mentre un agente fu incriminato per l’aggressione che le causò una seria lesione all’occhio.

Durante la protesta, la polizia ha arrestato 27 persone, con nove successivamente incriminate per reati come comportamento offensivo in luogo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale. Cinque civili sono stati ricoverati in ospedale.